Il ritorno dell’ora legale, tra risparmi certificati e un’indagine parlamentare che ne valuta il futuro
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo, quando le lancette scatteranno avanti di un’ora, non si tratterà solo del consueto rito che sancisce l’arrivo della primavera, ma di un passaggio stagionale il cui peso economico e ambientale viene periodicamente certificato da numeri che, per il sistema elettrico nazionale, assumo i contorni di una partita da decine di milioni di euro. È Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, a quantificare il beneficio: il ritorno all’ora legale, spiega l’analisi, genererà un risparmio di circa 80 milioni di euro, frutto di un minor consumo di energia elettrica stimato in 302 milioni di kWh. Una cifra, quest’ultima, che per essere compresa nella sua portata si può tradurre nel fabbisogno medio annuo di 115 mila famiglie, un dato che restituisce l’entità del vantaggio collettivo.
A questa riduzione dei consumi, inevitabilmente, si accompagna un impatto positivo sul fronte ambientale: le emissioni di anidride carbonica evitate, secondo i calcoli dell’operatore della rete, ammonteranno a 142 mila tonnellate. Un beneficio che, se da un lato si ripropone puntuale ogni anno con il cambio d’orario, dall’altro ha riaperto un dibattito che sembrava sopito, spingendo il legislatore a interrogarsi sulla possibilità di rendere questa misura strutturale. Non più una semplice parentesi stagionale, insomma, ma una scelta di sistema da valutare con il rigore di un’indagine conoscitiva.
Un’indagine conoscitiva alla Camera per superare il cambio delle lancette
È la X Commissione della Camera dei Deputati, quella competente in materia di attività produttive, commercio e turismo, ad aver dato il via libera all’avvio di un percorso concreto volto a esaminare effetti e ricadute dell’introduzione permanente dell’ora legale. L’obiettivo dichiarato della manovra, che si configura come un’indagine conoscitiva a tutti gli effetti, è quello di capire se eliminare definitivamente l’alternanza tra ora solare e ora legale possa tradursi in benefici oggettivi, non solo energetici ma anche per la qualità della vita e per il funzionamento del tessuto economico. Si tratta di un passaggio che trasforma un’abitudine secolare in una questione tecnica da sottoporre allo scrutinio di audizioni, dati e valutazioni incrociate.
La scelta di avviare questo iter cade in un momento in cui il tema della sicurezza energetica e della razionalizzazione dei consumi è tornato prepotentemente al centro delle agende politiche, sebbene non si tratti di una novità assoluta nel panorama europeo. L’Italia, come noto, aveva già in passato flirtato con l’idea di abolire il cambio dell’ora, spinta anche dalle direttive comunitarie che per anni hanno lasciato ai singoli Stati membri la facoltà di decidere su quale orario stabilizzarsi. Tuttavia, tra rinvii e priorità mutevoli, la questione era rimasta in sospeso. Oggi, il lavoro della Commissione restituisce centralità al tema, con l’obiettivo di raccogliere elementi certi che possano orientare una decisione definitiva.
I numeri di Terna e il peso dei 302 milioni di kWh risparmiati
Il dato sui 302 milioni di kWh di minori consumi, che Terna ha diffuso in concomitanza con l’avvicinarsi della data del cambio d’orario, rappresenta il perno attorno al quale ruota la discussione. Per la società che gestisce la rete ad alta tensione, infatti, il ritorno all’ora legale non è mai stato un evento marginale, ma un vero e proprio strumento di gestione della domanda elettrica: spostando le attività umane verso le ore di luce si riduce la pressione sulla rete nelle fasce serali, quando i consumi tendono a impennarsi. L’effetto cumulato di queste settimane di ora legale, che va da fine marzo a fine ottobre, produce un impatto macroeconomico che i tecnici di Terna misurano con la consueta precisione.
L’equivalenza con il fabbisogno annuo di 115 mila famiglie, usata come metro di paragone, serve proprio a rendere tangibile un risparmio che altrimenti rischierebbe di restare confinato in cifre astratte. A ciò si aggiunge la riduzione di CO2, un parametro ormai imprescindibile in qualsiasi analisi costi-benefici che riguardi le politiche energetiche. La domanda che sottende l’indagine conoscitiva, dunque, è se questi benefici, finora ottenuti per sette mesi all’anno, possano essere estesi all’intero ciclo annuale, o se viceversa il periodo invernale con l’ora solare presenti ragioni altrettanto solide per essere mantenuto.
Dalla gestione della rete al dibattito parlamentare, il nodo della stagionalità
L’avvio dell’indagine da parte della Commissione della Camera arriva in un contesto in cui il quadro normativo europeo, pur non imponendo più una sincronizzazione forzata tra i Paesi, richiede comunque coordinamento per evitare frammentazioni che potrebbero incidere sui mercati e sugli scambi transfrontalieri. L’Italia, in questo scenario, sceglie la via dell’approfondimento tecnico prima di impegnarsi su una posizione definitiva. Le audizioni previste coinvolgeranno esperti del settore energetico, rappresentanti delle imprese, associazioni di categoria e gli stessi gestori delle infrastrutture, tra cui ovviamente la stessa Terna, chiamata a fornire le proiezioni aggiornate.
Rimane, sullo sfondo, la consapevolezza che eliminare il cambio dell’ora significherebbe anche affrontare questioni complesse legate ai diversi fusi orari interni a un Paese dallo sviluppo longitudinale come l’Italia, dove il beneficio in termini di luce serale non si distribuisce in modo uniforme sul territorio. Ma è proprio su questi aspetti che l’indagine conoscitiva intende fare chiarezza, spostando il dibattito dalle opinioni ai dati. Nel frattempo, il rito si ripete: nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo, con il passaggio dalle 2 alle 3, si darà il via all’ennesima stagione dell’ora legale, una delle ultime forse prima che, se l’esito del percorso parlamentare lo confermerà, si possa parlare di un cambiamento ben più radicale di questa consuetudine.




