Fiorello e la Pennicanza, un addio canzonatorio per Forattini il re della satira
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Rosario Fiorello, con la consueta alchimia di commozione e ironia che caratterizza il suo genio, ha voluto dedicare la puntata de “La Pennicanza” del 5 novembre a Giorgio Forattini, il fumettista scomparso alla soglia dei 95 anni, che della satira politica italiana è stato un indiscusso monarca. “Lui era il re”, ha affermato Fiorello, le cui parole, sebbene intrise di un sentimento di perdita, hanno saputo evitare qualsiasi tono elegiaco, preferendo invece un omaggio vivace e canzonatorio, nello stile che lo stesso Forattini avrebbe senza dubbio apprezzato. L’artista, che con le sue vignette ha segnato un’epoca, viene ricordato non con un pianto sterile ma con il sorriso, un’eredità che programmi come “La Pennicanza”, che della satira hanno fatto il proprio cardine, riconoscono di dovergli.
L'omaggio di Fiorello a un maestro senza tempo
Nell’appuntamento radiofonico, andato in onda su Rai Radio2 e disponibile anche su RaiPlay, Fiorello ha rievocato la figura del maestro con aneddoti e ricordi personali, tra cui quello di un ritratto di se stesso realizzato proprio da Forattini, definito “un onore”. “Lui disegnava Spadolini completamente nudo, Craxi con la camicia nera e D’Alema… – ha raccontato Fiorello – L’ha sempre querelato”. Questo approccio spiazzante e spregiudicato, che non temeva di sollevare polemiche e di sfidare il potere, costituisce il lascito più autentico del vignettista, un modello di coraggio e di intelligenza critica che pochi hanno saputo emulare. La dedica dell’intera puntata, condotta insieme a Fabrizio Biggio, si configura pertanto non solo come un tributo doveroso ma come un riconoscimento di un debito artistico e intellettuale.
La Pennicanza tra satira e visual radio secondo Aldo Grasso
Proprio l’energia creativa di Fiorello è stata recentemente al centro di una riflessione del critico Aldo Grasso, il quale, in un editoriale per il Corriere della Sera, ha definito il conduttore un “folletto” capace di trasformare ogni esperienza radiotelevisiva in un atto di pura grazia. Grasso, pur stroncando senza mezzi termini il concetto di “visual radio” definendolo “una fesseria”, promuove a pieni voti l’estro di Fiorello, capace di appagare “il desiderio di buonumore senza aver avuto bisogno di destarlo”. In lui, come scrive il critico, “senso e nonsenso, verità e fantasia, semplicità e sortilegio sono avvinti a formare un vero nodo magico”, un equilibrio raro che trionfa nonostante i formati e le cornici, a volte discutibili, in cui si trova a operare.
La satira politica come filo conduttore
La capacità di Fiorello di muoversi agilmente tra i temi più scottanti dell’attualità è emersa anche in un altro passaggio della trasmissione, dove, con la sua tipica vena paradossale, ha commentato l’elezione di un sindaco giovane, di sinistra e musulmano a New York osservando: “Ci vuole un sindaco cristiano a Riad per far vedere che il mondo sta cambiando”. Una battuta che, nel solco della migliore tradizione forattiniana, usa il paradosso per smuovere le acque e invitare a una riflessione più profonda, dimostrando come la satira, quando è di qualità, non si limiti a far ridere ma costringa a guardare la realtà da una prospettiva differente. È in questo solco che l’omaggio a Forattini trova la sua ragione più profonda, celebrando non un semplice disegnatore ma un acuto e impietoso interprete del suo tempo.




