Lisa vittozzi, tra l'amarezza di una staffetta complicata e l'attesa per la mass start

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Il verdetto della pista, si sa, è inappellabile, e la staffetta femminile di Anterselva ne ha fornito l'ennesima, cruda dimostrazione. Nonostante una frazione conclusiva di altissimo profilo firmata Lisa Vittozzi, l'Italia ha dovuto accontentarsi di un piazzamento lontano dal podio, pagando a caro prezzo una partenza in salita e alcuni errori di troppo nelle batterie di tiro delle frazioni precedenti. La campionessa sappadina, intervistata dalla Rai al termine della sua prova, non ha nascosto un certo rammarico, sebbene la sua analisi sia apparsa lucida e priva di autoassoluzioni. «La staffetta è partita un po' in salita», ha spiegato, «e anche con tutte le capacità che ho non potevo fare il miracolo». Un'affermazione, la sua, che fotografa con onestà intellettuale il divario incolmabile accumulato nelle prime frazioni, quelle che di fatto hanno compromesso la gara prima ancora che la staffetta entrasse nel vivo. I suoi parziali sui due poligoni, rispettivamente di 18 e 23.3 secondi, sono lì a testimoniare uno stato di forma invidiabile – e che lascia ben sperare in ottica futura – ma che oggi, complice il ritardo accumulato, si sono rivelati inutili ai fini del risultato di squadra. La speranza, adesso, è quella di voltare pagina in fretta, consapevoli che nel biathlon, come nella vita, si vince e si perde collettivamente.

L’orgoglio di Sappada e il riscatso dopo le difficoltà

Se la domenica di gare ha riservato più di una delusione, il clima che si respira nella terra natale di Lisa Vittozzi è di quelli da grandi occasioni. A Sappada, lo scrivano comune a cavallo tra Veneto e Friuli, l’oro olimpico vinto qualche giorno fa nell’inseguimento ha già assunto i contorni della leggenda. Lei, assieme a Davide Graz, bronzo nella staffetta di sci di fondo, rappresenta il volto di un’Olimpiade di casa che per questa piccola realtà di montagna ha regalato emozioni inimmaginabili. Neppure nei sogni più reconditi, confidano in molti, si poteva prefigurare una domenica così densa di soddisfazioni, con due atleti dello stesso territorio capaci di salire sul podio a poche ore di distanza l’uno dall’altra. Ma la festa vera, quella popolare e partecipata, deve ancora arrivare: il paese, si dice, si prepara a tributare ai suoi campioni un’accoglienza trionfale, una di quelle che lasciano il segno, e che andrà ben oltre il semplice battesimo sportivo. Per Vittozzi, del resto, si tratta del coronamento di un percorso costellato di sacrifici, compreso l’anno di stop forzato nel 2025 per curare un problema alla schiena che ne aveva messo a dura prova la carriera. Una scelta, quella di fermarsi, rivelatasi quantomai saggia, e che le ha permesso di ripresentarsi ai Giochi di casa nella condizione fisica e mentale migliore.

Verso l’ultimo atto: la mass start e la chiusura in arena

Archiviata la prova a staffetta, l’attenzione della carabiniera di Pieve di Cadore è già tutta proiettata verso l’appuntamento di sabato 21 febbraio, quando alle 14.15 sempre sul fondo di Anterselva andrà in scena la mass start femminile, l’ultima gara in programma per il biathlon ai Giochi di Milano Cortina. Una competizione, questa, che vedrà ai nastri di partenza le migliori atlete del circuito, compresa la campionessa uscente Justine Braisaz-Bouchet, e nella quale l’Italia ripone legittime speranze di medaglia, forti anche del rientro in condizione di Dorothea Wierer, nona nell’inseguimento dopo una partenza sprint complicata. La gara con partenza in linea, per sua natura imprevedibile e spettacolare, potrebbe regalare ulteriori sussulti a una spedizione azzurra che sin qui ha superato ogni più rosea aspettativa, forte di un medagliere da record. E chissà che non possa essere proprio Lisa Vittozzi, già insignita dell’onore di portabandiera per la cerimonia di chiusura all’Arena di Verona assieme al pattinatore Davide Ghiotto, a regalarsi e a regalare un ultimo, acuto acuto. Un’emozione, quella di sfilare con il tricolore nell’anfiteatro veronese, che la sappadina ha definito «un enorme motivo di orgoglio», soprattutto in una rassegna che passerà alla storia per i traguardi raggiunti dall’intero movimento sportivo italiano.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.