Delitto di Garlasco, impronte, scarpe e uno specchio: il killer si guardò prima di uscire?

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I carabinieri riscrivono la scena dell’omicidio di Chiara Poggi, un caso che da quasi vent’anni divide l’opinione pubblica e la magistratura. Un dettaglio apparentemente marginale, lo specchio di un lavabo, potrebbe ribaltare le ricostruzioni finora accreditate. Le nuove indagini, condotte dal nucleo investigativo di Milano, si concentrano su un’ipotesi inquietante: l’assassino, prima di lasciare la villetta di via Pascoli, si sarebbe fermato a osservare la propria immagine riflessa.

La foto scattata dai Ris al lavabo del bagno mostra quattro capelli neri, mentre le impronte insanguinate lasciate da scarpe sul tappetino suggeriscono che il killer non si sia affrettato a fuggire, ma abbia indugiato nel locale. Se finora si era ipotizzato che si fosse lavato le mani per cancellare le tracce del delitto, ora emerge una possibilità diversa. Quel gesto, apparentemente banale, di guardarsi allo specchio potrebbe rivelare un comportamento calcolato, quasi una macabra ritualità.

Alberto Stasi, condannato a 16 anni come unico colpevole, continua a professarsi innocente, mentre la procura di Pavia riapre il dossier alla luce di nuovi elementi. Tra questi, i capelli ritrovati sul lavabo – mai attribuiti con certezza – e le impronte delle scarpe, che potrebbero essere ricondotte a un altro soggetto. Andrea Sempio, già indagato in passato, torna sotto la lente degli investigatori, sebbene il suo ruolo rimanga ancora da chiarire.

Il delitto di Garlasco, avvenuto nel 2007, ha alimentato teorie disparate: dal satanismo ai ricatti sessuali, passando per le tensioni familiari. Ma la nuova inchiesta sembra volersi concentrare sui dati materiali, trascurati o sottovalutati nelle precedenti fasi processuali. L’orario della morte, ad esempio, potrebbe essere rivisto, così come la dinamica dell’aggressione, che secondo alcuni non coinciderebbe con la versione accolta in sede di condanna.

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