Stellantis, il titolo crolla a 4,35 euro dopo il downgrade di Berenberg

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le azioni Stellantis hanno chiuso la seduta del 16 settembre a 4,384 euro, in calo del 2,30%, dopo che Berenberg ha tagliato il rating da "buy" a "hold" e ridotto il prezzo obiettivo da 7,80 a 5,10 euro. Il titolo, che martedì aveva toccato un nuovo minimo di periodo a 4,31 euro, si colloca ormai vicino alla soglia dei 4 euro, livello che secondo gli analisti grafici corrisponde ai minimi degli ultimi dieci anni.

A pesare sul giudizio degli analisti sono i margini operativi, che in Nord America non hanno tenuto il passo della ripresa dei volumi. Berenberg ha osservato come la leva operativa nel secondo trimestre del 2026 sia rimasta sotto il 10%, nonostante un incremento delle consegne nordamericane del 32% su base annua nel periodo compreso tra il terzo trimestre 2025 e il secondo trimestre 2026.

Il broker ha ridotto del 15% le stime di utile operativo per il triennio 2026-2028, portando le previsioni a 2,674 miliardi di euro per l'anno in corso, 4,544 miliardi per il 2027 e 6,351 miliardi per il 2028.

Il declassamento di Berenberg si è aggiunto a quello di Morgan Stanley, che ha tagliato il rating da "equal-weight" a "underweight" con un target sceso da 5,7 a 4,5 euro. Prima di queste revisioni, il consenso sugli analisti vedeva già una prevalenza di giudizi prudenti, con 3 raccomandazioni Buy, 17 Hold e 5 Sell.

Uno degli elementi di maggiore preoccupazione riguarda l'accumulo di scorte negli Stati Uniti. Secondo Berenberg, l'aumento delle consegne ha riportato gli stock a 100 giorni, avvicinandosi a quella che il broker definisce "zona di pericolo". Il processo di riduzione delle scorte, atteso nella seconda metà dell'anno, rischia di diventare un freno ai volumi di vendita.

In Europa, la pressione competitiva dei costruttori cinesi si fa sentire soprattutto nei segmenti di mercato che tradizionalmente generano profitti per Stellantis, come i suv di medie dimensioni e i veicoli ibridi. Il livello di utilizzo della capacità produttiva nel Vecchio Continente resta strutturalmente basso, intorno al 50-55%, e richiederebbe volumi più elevati che però, secondo gli analisti, finirebbero per comprimere ulteriormente i prezzi.

Nonostante le difficoltà di mercato, i conti del primo semestre 2026 hanno segnato un'inversione di tendenza rispetto alle perdite record dell'anno precedente. Stellantis ha chiuso i primi sei mesi con un utile netto di 670 milioni di euro e un risultato operativo adjusted di 1.733 milioni, in crescita del 221% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il fatturato è salito del 10% a 81,614 miliardi di euro, con il secondo trimestre che ha mostrato un'accelerazione del 13% a 43,482 miliardi.

Sul fronte delle vendite, il gruppo ha registrato un incremento del 3% in Europa nel secondo trimestre, che sale al 7% includendo la controllata Leapmotor. Le immatricolazioni di veicoli elettrici a batteria hanno segnato un +20% su base annua, dato che raggiunge il +61% considerando anche i veicoli del marchio cinese. Il gruppo ha chiuso il primo trimestre 2026 con una quota di mercato europea del 16%, in crescita rispetto al 15,5% dell'anno precedente.

Lo scorso maggio Stellantis ha presentato il piano strategico Fastlane 2030, che prevede 60 miliardi di euro di investimenti e il lancio di 60 nuovi modelli entro la fine del decennio. Il piano destina il 70% delle risorse per marchi e prodotti ai quattro brand globali Jeep, Ram, Peugeot e Fiat, oltre alla business unit Pro One dedicata ai veicoli commerciali. Tra i nuovi modelli figurano 29 veicoli completamente elettrici, 15 ibridi plug-in o a autonomia estesa, 24 ibridi e 39 con motorizzazioni termiche o mild hybrid.

L'amministratore delegato Antonio Filosa ha definito Fastlane 2030 "un piano ambizioso ma realistico, basato sulla responsabilità e su una profonda conoscenza dei mercati in cui operiamo". L'obiettivo dichiarato è un flusso di cassa positivo entro il 2027 e una riduzione dei costi annuali di 6 miliardi di euro entro il 2028.

Il piano arriva dopo un 2025 segnato da una maxi-perdita di 22,3 miliardi di euro, legata al riposizionamento della strategia sull'elettrico e alla cancellazione di modelli giudicati non redditizi. L'azienda ha sospeso il dividendo per il 2026 e ha assunto oltre 2.000 ingegneri, principalmente in Nord America, per rafforzare i processi di qualità.

Sul fronte delle partnership, Stellantis ha stretto accordi con il cinese Leapmotor per la produzione di veicoli elettrici e con Dongfeng per la produzione di modelli di fascia alta negli stabilimenti francesi.

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