Schiacciati in fabbrica, tre morti in un giorno: da Lucca a Reggio Emilia l’orrore si ripete identico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Tre incidenti mortali, quasi sincronizzati nell’arco di poche ore, hanno consegnato un altro mattatoio alla cronaca nazionale: ad Altopascio, Catania e Cavriago, operai sono morti schiacciati dai mezzi che manovravano. A unire geografie e contesti produttivi diversi – dalla logistica alla metalmeccanica – è la stessa, identica dinamica di una morte violenta e fulminea, quella che arriva dal peso di una pressa o di un muletto che si abbatte sul corpo di chi lavora.

Non si tratta di eventi eccezionali, se è vero che la strage silenziosa nei luoghi di lavoro non si è mai fermata; ma la concentrazione in un solo giorno di tre episodi analoghi riaccende i riflettori su un’emergenza ormai strutturale, fatta di carichi mal stabilizzati, transpallet che diventano trappole e procedure di sicurezza ancora troppo spesso eluse.

Una pressa su un carrello, poi l’impatto: la fine di Giacomo Pucci

Giacomo Pucci, trentenne residente a Pescia, era andato a lavoro come ogni mattina nella “Co.ra.” di Spianate, azienda che progetta impianti per i settori chimico e farmaceutico. Verso le undici e mezza, mentre spostava una pressa di notevoli dimensioni usando un transpallet – quel che in gergo si chiama muletto – il macchinario gli è improvvisamente caduto addosso, schiacciandolo.

I colleghi, accortisi di quanto stava accadendo, si sono precipitati per tentare di rianimarlo, manovre proseguite poi dai sanitari del 118 e dalla Misericordia di Altopascio, ma per Pucci non c’era più nulla da fare. Sulla salma, trasferita all’ospedale San Luca, verrà eseguita l’autopsia disposta dalla procura di Lucca, che ha aperto un fascicolo e sequestrato l’area.

Il pubblico ministero Antonio Mariotti coordina le indagini dei carabinieri, impegnati nell’ascolto dei testimoni e nella verifica delle condizioni di sicurezza in cui avveniva la movimentazione. Una delle poche certezze, in questa fase, è che la vittima non era sola: c’erano altri addetti nel reparto, alcuni dei quali avrebbero assistito direttamente alla scena.

Muletto contro operaio: le altre due tragedie del 26 maggio

Mentre in Toscana si diffondeva la notizia della morte di Pucci, altri due incidenti analoghi erano già avvenuti o stavano consumandosi altrove. A Catania, all’interno di un’azienda di logistica situata nella zona industriale, un operaio di trent’anni è rimasto schiacciato dal muletto sul quale stava lavorando.

Anche lì, immediati i soccorsi e altrettanto inutili: la procura etnea, con l’aggiunto Fabio Scavone e la sostituta Valentina Antonucci, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento senza indagati, affidando gli accertamenti tecnici allo Spresal e alla polizia. Poche ore più tardi, la scia di sangue ha toccato l’Emilia: a Cavriago, nel reggiano, un altro operaio – un cinquantenne, secondo le prime informazioni frammentarie – è stato a sua volta travolto e ucciso da un carrello elevatore all’interno del perimetro della ditta Mazzoni.

I carabinieri e i tecnici della Medicina del Lavoro stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica, ascoltando i colleghi presenti al momento del dramma e verificando l’eventuale presenza di dispositivi di sicurezza o di blocchi d’emergenza che avrebbero potuto evitare lo schiacciamento.

Sciopero dei metalmeccanici a Lucca: «Non si può più tollerare»

L’ennesimo lutto in fabbrica ha innescato la reazione immediata dei sindacati. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato per la giornata successiva un’ora di sciopero provinciale dei metalmeccanici a fine turno, in tutta la provincia di Lucca: una protesta “vestita a lutto”, come l’hanno definita, per un lavoratore che era “uno di loro”.

Pur attendendo gli esiti degli accertamenti giudiziari – che dovranno stabilire eventuali responsabilità e la precisa sequenza della caduta della pressa – le organizzazioni sindacali hanno voluto mandare un segnale chiaro: la sicurezza non può continuare a essere considerata un costo o un adempimento burocratico.

«È inaccettabile che una persona esca di casa per andare a guadagnarsi da vivere e non vi faccia ritorno», si legge in una nota congiunta, dove si rivendica la necessità di «azioni concrete e una cultura della prevenzione» che anteponga la tutela della salute al profitto. La Uilm, in particolare, ha denunciato il rischio che le procedure di sicurezza si riducano a meri moduli da compilare, mentre chi le fa rispettare viene talvolta emarginato o visto come un elemento “problematico”.

Il cordoglio del territorio e le indagini sulla dinamica

La notizia della scomparsa di Giacomo Pucci – descritto da chi lo conosceva come un ragazzo solare, appassionato di ballo e molto legato alla sua famiglia – ha lasciato senza parole l’intera Valdinievole. La sindaca di Altopascio, Sara D’Ambrosio, giunta sul posto nel primo pomeriggio, si è stretta attorno ai familiari e ai titolari dell’azienda, descritti come «persone perbene» colpite da una sciagura inspiegabile.

Anche il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha espresso profondo cordoglio, ricordando che «morire sul lavoro è sempre inaccettabile» e che ogni vita spezzata in fabbrica rappresenta una ferita collettiva. Sul fronte giudiziario, gli investigatori stanno cercando di stabilire se la pressa non fosse stata adeguatamente ancorata al transpallet o se vi siano state manovre errate durante lo spostamento.

L’autopsia, che verrà eseguita nei prossimi giorni, potrà fornire ulteriori elementi sulla dinamica dell’impatto e sull’istante esatto della morte.

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