G7 a Evian, il vertice tra l’accordo con l’Iran e le ombre dei dazi
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Redazione Esteri
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Si è aperto a Evian-les-Bains, sulle sponde del Lago di Ginevra, il 51esimo vertice del G7, un appuntamento che la presidenza francese ha definito “ambizioso” ma che si presenta – va detto senza ipocrisie – come il più carico di incognite degli ultimi anni. A dettare i tempi, seppur tra le polemiche per la mancata consultazione sui recenti raid, è ancora una volta Donald Trump: il presidente degli Stati Uniti, arrivato nel pomeriggio all’Evian Resort dopo aver festeggiato l’ottantesimo compleanno alla Casa Bianca, porta con sé l’intesa raggiunta con Teheran per porre fine al conflitto.
Un’intesa, questa, che i leader europei (tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il premier britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron) hanno subito definito una “svolta diplomatica” in una dichiarazione congiunta, nella consapevolezza che la sua rapida attuazione sarà cruciale per allentare la morsa sugli equilibri energetici globali.
Il nodo del Medio Oriente e la sicurezza di Hormuz
Nonostante l’ottimismo di facciata, il dossier mediorientale resta il più scivoloso sul tavolo, e lo si vede dalla mole di riunioni tecniche in programma. Da un lato, i membri europei del G7 – ai quali si è aggiunto il Giappone – hanno ribadito la loro disponibilità a partecipare a una missione militare "difensiva e indipendente" per garantire la sicurezza e la riapertura dello Stretto di Hormuz, un passaggio vitale per il petrolio mondiale.
Emmanuel Macron ha assicurato che Parigi è pronta a schierare mezzi in tempi brevissimi, coinvolgendo la portaerei Charles de Gaulle e unità di dragaggio mine, ma ha anche avvertito che il cessate il fuoco dovrà essere "incondizionato". Dall’altro lato, però, ci sono i nodi politici irrisolti: Israele ha fatto sapere che non ritirerà le truppe dal Libano nonostante l’accordo, mentre i dettagli sui tempi dello sblocco delle risorse iraniane restano ancora vaghi, tanto che il vicepresidente statunitense J.D.
Vance ha parlato di una firma "digitale" in attesa della cerimonia ufficiale a Ginevra. Una fragilità che rischia di minare la coesione tra i "Volenterosi" proprio mentre si cerca di stabilizzare la regione.
L’incognita Ucraina e la pressione sugli alleati europei
Se il Medio Oriente rappresenta l’emergenza immediata, il conflitto in Ucraina costituisce la ferita aperta che Macron spera di ricucire con un segnale forte da Washington. Domani è atteso a Evian il presidente Volodymyr Zelensky, che incontrerà i leader del G7 nel tentativo di evitare che l’attenzione americana venga assorbita completamente dalla crisi iraniana.
I vertici europei, consapevoli delle minacce di Trump di ridurre il contingente Nato nei Paesi che non lo hanno sostenuto nella guerra, intendono usare l’accordo con Teheran come una moneta di scambio per riportare il tycoon al tavolo delle trattative sulla pace con Mosca.
Tuttavia, le posizioni sul campo restano distanti: mentre Berlino, Parigi e Londra spingono per un ruolo incisivo dell’Europa in eventuali negoziati, il fronte orientale appare ancora scettico, e la Casa Bianca sembra più interessata a chiudere i dossier aperti che a lanciarsi in nuove mediazioni ad alto rischio.
Dazi, commercio e le grandi assenti (Cina e Intelligenza Artificiale)
A complicare ulteriormente il quadro c’è poi la consueta, e ormai rituale, tensione commerciale. Poche ore prima dell’inizio del vertice, Macron ha dovuto respingere al mittente le ultime minacce di Trump, che ha rinnovato l’avvertimento di imporre dazi al 100% sui vini francesi se Parigi non rivedrà la propria tassa sui giganti del digitale. Una dichiarazione che suona come un avvertimento a non fidarsi troppo dello spirito di cooperazione.
Nonostante questo, la presidenza francese proverà a imprimere una svolta sui “desequilibri economici globali”, puntando il dito contro le sovrapproduzioni cinesi e la dipendenza da materie prime critiche. Pur senza Pechino al tavolo, il tema dell’intelligenza artificiale e della regolamentazione delle catene di fornitura sarà centrale mercoledì, con la partecipazione annunciata di big del settore come OpenAI e Google.
Un modo, questo, per cercare un linguaggio comune tra democrazie che, pur litigando su tasse e tariffe, condividono la necessità di arginare l’influenza tecnologica di Pechino.




