Cerasuolo d’oro: il sogno mondiale di Simone e l’abbraccio della famiglia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Le lacrime, quelle vere, non mentono mai. E quando Simone Cerasuolo ha visto il “1” accanto al suo nome sul tabellone dei 50 metri rana a Singapore, il pensiero è corso dritto a Ravenna, alla cucina dove la madre Maria prepara i tortelli, al padre Rosario che lo spronava senza mai alzare la voce, al fratello Giuseppe e a Maria Chiara, la fidanzata che lo aspetta sempre con un sorriso. “I miei staranno piangendo”, ha detto a caldo, mentre il pubblico lo acclamava. E aveva ragione: in casa Cerasuolo, ieri, l’emozione ha scavalcato ogni aspettativa.

Quella che Simone ha conquistato non è solo una medaglia, ma il coronamento di un percorso cominciato a sette anni, quando le prime bracciate in una piscina invernale si trasformarono in una passione divorante. Oggi, con i colori delle Fiamme Oro, il 22enne romagnolo ha scritto la storia: è il primo italiano a vincere l’oro mondiale nei 50 rana, una specialità in cui Scozzoli, Martinenghi e Fioravanti avevano sfiorato il successo senza mai centrarlo. A Singapore, però, Cerasuolo ha spezzato l’incantesimo con una gara perfetta: partenza fulminea (0.62), ritmo serrato e quel finale da predatore che ha lasciato indietro tutti. “È un atleta freddo, non si fa ingannare dalla tensione”, dicono di lui. E i fatti gli danno ragione.

Il suo trionfo arriva in una giornata già luminosa per l’Italia, con l’oro nel sincro misto di Pellacani e Santoro, capaci di battere persino i dominatori cinesi. Ma mentre la coppia di tuffatori celebrava, Cerasuolo regalava al nuoto azzurro una vittoria che sa di riscatto. Non a caso, i media hanno subito accostato il suo nome al Cerasuolo d’Abruzzo, vino che condivide con lui la freschezza e l’intensità. Un paragone azzeccato, perché Simone ha stappato una bottiglia di pura determinazione.

Dietro al campione, però, c’è un ragazzo che non ha mai dimenticato le sue radici. La mamma, chef per passione, gli ha insegnato la disciplina; il padre, che “in cuor suo sperava in questo momento”, gli ha trasmesso la pazienza di chi sa aspettare il momento giusto. E poi c’è Ravenna, la città dove ha imparato a nuotare con il gelo fuori e il sudore dentro. Ora che il mondo lo conosce, qualcuno lo chiama già “l’uomo-ombra” per la sua riservatezza. Ma ieri, sul podio, quell’ombra si è illuminata d’oro.

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