La partita a tre dell'Europa per un posto al tavolo di pace: Francia, Germania e Regno Unito si muovono all'ombra del Cremlino
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Redazione Esteri
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La preoccupazione, in realtà, è palpabile e si respira nei corridoi della diplomazia europea da settimane: essere tagliati fuori. Esclusi da un eventuale negoziato, magari condotto a porte chiuse, che potrebbe ridisegnare gli equilibri dell'Europa orientale senza che a Parigi, Berlino o Londra sia concesso nemmeno il diritto di replica.
Ecco perché, come rivela il New York Times citando fonti diplomatiche, Francia, Germania e Gran Bretagna hanno deciso di mettere da parte le antiche rivalità e di coordinare una strategia comune, un vero e proprio asse di opposizione all'eventuale unilateralismo di Donald Trump, finalizzato a garantirsi un posto al tavolo delle trattative sulla guerra in Ucraina.
L'asse franco-tedesco-britannico: una risposta al "trattato separato" di Trump?
I diplomatici dei tre Paesi, secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense, stanno lavorando a un formato per i futuri negoziati. Un lavoro certosino, ancora in fase di definizione, che mira a creare una piattaforma comune di interessi per presentarsi compatti di fronte a eventuali iniziative unilaterali dell'amministrazione statunitense. La paura di fondo è che Trump, notoriamente poco incline alla mediazione multilaterale, possa decidere di forzare la mano, cercando un'intesa diretta con Mosca che bypassi completamente i leader europei.
Una prospettiva, questa, che per Germania, Francia e Regno Unito rappresenterebbe non solo un'umiliazione politica, ma anche un pericoloso precedente strategico, minando alla base la credibilità della Nato e dell'Unione Europea.
Il coordinamento tra i tre Paesi, in realtà, non è una novità assoluta, ma assume oggi una connotazione particolare, quasi di emergenza. Si tratta, di fatto, di un tentativo di arginare la deriva di un'alleanza atlantica che mostra segni di cedimento sotto i colpi di una presidenza Trump sempre più assertiva e, per certi versi, imprevedibile. Il timore, peraltro, è che Washington possa spingere per un accordo che, magari sulla scia di quanto già accennato in passato, preveda concessioni territoriali a Mosca, sacrificando gli interessi ucraini e, di riflesso, quelli di tutta l'Europa.
Il fronte orientale: droni, caccia e l'ombra di Mosca
Mentre i diplomatici lavorano ai piani per il dopo-guerra, la tensione sul fianco orientale della Nato rimane altissima e si manifesta con episodi che alimentano un clima di crescente confronto indiretto. Nelle ultime ore, l'attenzione si è concentrata sul cielo di Lettonia, dove un caccia Eurofighter italiano, in servizio per la missione di sorveglianza dell'Alleanza, ha intercettato e abbattuto un drone non identificato.
L'incidente, avvenuto sopra un'area disabitata nel distretto di Balvi, è l'ultimo di una serie di episodi che stanno mettendo a dura prova i meccanismi di difesa aerea dei Paesi baltici, considerati il punto più esposto dell'intero dispositivo Nato. Non è chiaro a chi appartenesse il velivolo, sebbene le ipotesi più accreditate puntino a un possibile errore di navigazione o a un test delle capacità di reazione dell'Alleanza.
Sempre in una zona di confine, ma più a sud, in Romania, un caccia spagnolo ha abbattuto un drone entrato nello spazio aereo nazionale. L'episodio, che si è verificato vicino ai confini con l'Ucraina e la Moldavia, conferma la complessità e la pericolosità della situazione. Le forze aeree dei Paesi Nato sono in stato di allerta permanente, costrette a decollare a ogni segnale sospetto, in una sorta di routine che rischia di normalizzare quella che invece è una costante sfida alla sovranità territoriale degli Stati membri.
Sul fronte opposto, la risposta russa a quella che viene percepita come una crescente pressione occidentale si traduce in una retorica sempre più dura e in azioni sul campo che non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. Il Ministero degli Esteri russo, attraverso la portavoce Maria Zakharova, ha chiesto chiarimenti ufficiali a Stati Uniti e Turchia sui piani per le forniture di armi a Kiev. Circostanze e condizioni relative a queste forniture, stando alle parole della portavoce, rimarrebbero estremamente controverse.
La richiesta di chiarimenti, peraltro, arriva in un momento in cui Mosca ha escluso categoricamente ogni ipotesi di cessate il fuoco, segnando un ulteriore irrigidimento della propria posizione negoziale.
Mosca sotto attacco: la più grande incursione di droni della guerra
E proprio nella notte, la guerra ha varcato i confini della retorica per tornare a colpire il cuore della Russia, con un attacco senza precedenti nella capitale. Oltre 600 droni ucraini, secondo quanto riferito dal sindaco di Mosca Sergei Sobyanin, sono stati lanciati contro la città e la regione circostante. Le difese aeree russe, in una notte di fuoco, hanno dichiarato di averne intercettati e distrutti più di 200 solo nei pressi della capitale, mentre i servizi di emergenza lavoravano senza sosta sui luoghi dove i detriti dei velivoli abbattuti sono precipitati.
Il bilancio, ancora provvisorio, parla di almeno tre feriti tra la popolazione civile. Si tratta, con ogni probabilità, dell'attacco più massiccio mai registrato contro Mosca dall'inizio del conflitto, un'operazione che dimostra la capacità ucraina di colpire in profondità nel territorio nemico, nonostante le difficoltà e le perdite subite sul fronte orientale.
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