Guerra, raid russi su Kharkiv e Sumy: quattro morti e cinque feriti. Mosca: “Nessun contatto per il vertice Putin-Trump”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il conflitto in Ucraina, giunto ormai a un punto di svolta logorante che sembra non trovare tregua né sul terreno né sui tavoli della diplomazia, continua a mietere vittime civili e a infiammare le regioni di confine. Le forze di Mosca, nella notte, hanno concentrato la loro offensiva aerea sull’oblast di Kharkiv e su quello di Sumy, aree da sempre nevralgiche per la loro vicinanza al confine russo e, proprio per questo, bersaglio costante di bombardamenti che mirano a destabilizzare la retroguardia ucraina. L’attacco, secondo le prime ricostruzioni fornite dalle autorità locali e riprese dalle agenzie internazionali, ha provocato un tragico bilancio di quattro morti e almeno cinque feriti, un numero che, temono gli osservatori, potrebbe purtroppo salire nelle prossime ore a causa delle condizioni critiche di alcuni dei ricoverati. Le operazioni di soccorso, come sempre in questi casi, sono state immediatamente avviate dalla protezione civile ucraina, ma la pioggia di ordigni ha reso complesso il lavoro di rimozione delle macerie, specialmente a Kharkiv, dove un edificio residenziale è stato centrato in pieno, sollevando una nube di polvere e detriti che ha risvegliato l’intero quartiere nel cuore della notte.

Il silenzio del Cremlino e lo stallo diplomatico con Washington

Mentre i corpi senza vita venivano estratti dalle macerie e la popolazione si rifugiava nelle stazioni della metropolitana trasformate in bunker, dalla capitale russa arrivavano segnali contrastanti sul fronte dei rapporti bilaterali con gli Stati Uniti. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, interpellato dall'agenzia TASS, ha infatti gelato le speranze di un imminente faccia a faccia tra i due presidenti, Vladimir Putin e Donald Trump, smentendo le voci, circolate nelle ore precedenti, circa l'esistenza di contatti avanzati per organizzare un vertice. "Non hanno avuto alcun contatto iniziale per discutere se sia necessario incontrarsi o meno", ha dichiarato Peskov, gettando così acqua sul fuoco delle indiscrezioni che parlavano di una fase preparatoria ormai in dirittura d'arrivo. Alla domanda specifica se Budapest, città più volte menzionata in passato come possibile sede neutrale, fosse ancora considerata un'opzione valida dal Cremlino, la risposta del portavoce è stata secca e lapidaria: "Per ora non se ne parla". Uno stallo, quello nei rapporti tra Mosca e Washington, che appare sempre più profondo, complice anche la mutata attenzione dell'amministrazione Trump, oggi completamente assorbita dalla gestione della crisi in Medio Oriente e dalle operazioni militari congiunte con Israele contro l'Iran. E proprio dall'Iran, del resto, arriva una minaccia diretta che rischia di allargare ulteriormente il perimetro del conflitto, gettando un'ombra inquietante sulla sicurezza dell'Ucraina.

La minaccia di Teheran: “L’Ucraina è un obiettivo legittimo”

A complicare ulteriormente lo scacchiere internazionale, infatti, si è inserita la voce minacciosa di Teheran. Il presidente della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, Ebrahim Azizi, ha rilasciato dichiarazioni di una gravità inaudita, accusando Kiev di essersi di fatto trasformata in un attore belligerante nel conflitto mediorientale. Secondo Azizi, la decisione dell'Ucraina di fornire supporto tecnico e militare a Israele, una potenza che l'Iran considera nemica giurata, trasformerebbe il territorio ucraino in un bersaglio legittimo per i raid della Repubblica Islamica. “I tentativi falliti dell'Ucraina di aiutare Israele – ha tuonato il funzionario, in dichiarazioni riprese dai media israeliani – la rendono un obiettivo legittimo per noi”. Le parole di Azizi, che citano l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite sul diritto all'autodifesa, rappresentano un'escalation retorica di primo piano, sebbene al momento non vi siano prove di un coinvolgimento militare diretto ucraino sul terreno mediorientale. L'Ucraina, dal canto suo, si è sempre limitata a rivendicare un ruolo di consulenza tecnica nel campo della difesa anti-drone, un expertise, questo, maturato sul campo proprio contrastando i velivoli senza pilota di fabbricazione iraniana (i famigerati Shahed) che la Russia utilizza in grandi quantità per logorare le difese aeree e le infrastrutture energetiche ucraine.

Zelensky: “Sventata la grande offensiva russa di primavera”

In un contesto così fluido e pericoloso, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha voluto lanciare un messaggio di resilienza alla nazione e alla comunità internazionale, apparendo in collegamento con la CNN. Nel corso dell'intervista, il leader ha affermato con convinzione che le Forze di difesa ucraine sono riuscite a sventare sul nascere quella che descrive come una colossale offensiva russa pianificata per la primavera. Un’operazione, quella preparata dallo stato maggiore del generale Valery Gerasimov, che secondo Kiev avrebbe dovuto dispiegarsi in tutta la sua potenza tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026, con l'obiettivo dichiarato di sfondare le linee e riconquistare iniziativa strategica. "La Russia ha preparato un'importante operazione offensiva che intendeva lanciare alla fine dello scorso anno e proseguire in primavera – ha dichiarato Zelensky –. In risposta, abbiamo condotto una nostra controffensiva per impedire un'offensiva russa su vasta scala”. Il presidente ha attribuito questo successo non solo al coraggio dei soldati, ma anche all'impiego massiccio e sempre più sofisticato delle tecnologie dei droni, un settore in cui l'Ucraina ha mostrato una capacità di innovazione e adattamento che ha spesso colto di sorpresa gli stessi analisti occidentali, causando, sempre secondo le parole di Zelensky, perdite mensili impressionanti tra le fila nemiche, stimate in decine di migliaia di unità.

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