Il caso Gratteri infiamma la campagna referendaria, Tajani: "Mi fa paura". E sulla bufera Bartolozzi, Nordio la difende: "È sempre stata leale"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La campagna per il referendum sulla giustizia, che si terrà il 22 e 23 marzo, si accende di nuove e violente polemiche che vedono al centro, questa volta, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. A scatenare la reazione del centrodestra, e in particolare del ministro degli Esteri Antonio Tajani, è stata una frase che il magistrato avrebbe pronunciato in un'intervista al Foglio, poi rilanciata e commentata dallo stesso direttore del quotidiano, Claudio Cerasa. Secondo quanto ricostruito, nel corso di un colloquio con una giornalista, Gratteri avrebbe prima scherzato sulle presunte preferenze di voto del cantante Sal Da Vinci per poi cambiare repentinamente registro. “Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema”, avrebbe detto il procuratore, per poi aggiungere: “Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti. Nel senso che tireremo una rete”. Un’espressione, quest’ultima, che è stata interpretata come una minaccia nei confronti della testata giornalistica.
Il "faremo i conti" di Gratteri e la replica a distanza
A poche ore di distanza, lo stesso Gratteri ha voluto precisare il senso di quelle parole, parlando con l’Ansa e cercando di ridimensionare la portata dello scontro. Il procuratore, pur non smentendo l’accaduto, ha spiegato di essere consapevole di cosa significhi essere bersaglio di minacce e ha annunciato che valuterà eventuali azioni legali, ma solo contro quei giornali che, a suo dire, avrebbero leso la sua immagine. "Se l'espressione da me utilizzata in una forma concisa non andava bene mi dispiace", ha aggiunto Gratteri, lamentando di essere quotidianamente bersaglio di denunce e procedimenti disciplinari e chiedendo di non essere strumentalizzato. Una replica che, però, non ha spento le polemiche, anzi. Per il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, le dichiarazioni originali del magistrato rappresentano un fatto di una gravità inaudita. Intervenendo sulla vicenda, Tajani ha voluto marcare nettamente il confine, dichiarando ai cronisti che un procuratore della Repubblica che dice “facciamo i conti dopo il referendum” mette paura, perché una figura con quel potere, ha aggiunto il ministro, non può permettersi di minacciare la libertà di stampa, nemmeno velatamente.
La difesa a spada tratta di Nordio per la sua capo di gabinetto
Se Gratteri finisce nel mirino del centrodestra, un’altra bufera investe il Ministero della Giustizia e la figura di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio. Le sue recenti esternazioni in tv, dove aveva definito la magistratura un “plotone di esecuzione” e invitato a votare Sì per “toglierci di mezzo” i magistrati, avevano già sollevato un polverone, con le opposizioni che ne chiedevano a gran voce le dimissioni. In un primo momento, il ministro Nordio aveva tentato di mediare, auspicando un passo indietro della funzionaria, ma la posizione del Guardasigilli si è fatta subito dopo molto più netta. A margine di un evento romano per il Sì al referendum, svoltosi al cinema Adriano, Nordio è stato avvicinato dai cronisti e, incalzato sul futuro della sua capo di gabinetto, non ha esitato a difenderla. “Merita di restare perché leale e così è sempre stata”, ha tagliato corto il ministro, respingendo al mittente quelle che ha definito “illazioni improprie” da parte della stampa. Una presa di posizione, quella di Nordio, che arriva nonostante le voci di malumori, secondo le quali la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe visto con favore un allontanamento della Bartolozzi per chiudere l’incidente prima del voto.
La figura di Giusi Bartolozzi e la sua ascesa al ministero
A complicare ulteriormente il quadro, che vede il governo diviso tra la necessità di fare cassa sul fronte del Sì e quella di non alimentare polemiche che possano allontanare l’elettorato moderato, si aggiunge la storia personale della stessa Bartolozzi. La sua carriera, come ricordano i profili biografici, è legata a doppio filo con la politica: ex magistrato, era entrata in Parlamento con Forza Italia nel 2017 per poi avvicinarsi a Fratelli d’Italia, fino ad approdare al ministero della Giustizia come vice di Alberto Rizzo. Con le dimissioni di quest’ultimo, nel febbraio del 2024, Nordio la promosse a capo di gabinetto, un ruolo di primissimo piano che la pone al centro delle dinamiche più delicate di via Arenula, nonostante alcune iniziali riserve espresse dal sottosegretario Alfredo Mantovano. La sua figura, descritta come accentratrice e scomoda, resiste quindi a ogni tempesta, forte della fiducia incondizionata del ministro. Una fiducia che, a pochi giorni dal voto, rischia però di apparire come un boomerang per l’intera compagine governativa, impegnata su due fronti: respingere gli attacchi di Gratteri, che ha puntato il dito contro i sostenitori della riforma definendoli “indagati, imputati e massoneria deviata” -7, e allo stesso tempo difendere le proprie file da accuse di voler smantellare l’autonomia della magistratura.




