Arrivabene svela il retroscena: «La Ferrari nel 2018 non era pronta per un 11enne, per questo Antonelli finì in Mercedes»
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Redazione Sport
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La quinta vittoria consecutiva in Formula 1, quella ottenuta da Kimi Antonelli domenica scorsa sul circuito di Montecarlo, ha riacceso i riflettori su un interrogativo che i tifosi della Rossa si portano dietro da anni: com’è possibile che un talento cristallino cresciuto a due passi da Maranello, un ragazzo che a soli 19 anni guida già la classifica mondiale con 156 punti all’attivo, indossi la tuta della Mercedes anziché quella rossa?
La risposta, cercata a lungo tra le pieghe dei ricordi e delle indiscrezioni, è arrivata infine da chi quella scrivania la occupava all’epoca dei fatti: l’ex team principal Maurizio Arrivabene ha deciso di rompere il silenzio, offrendo una chiave di lettura che trasforma un presunto “errore di valutazione” in una questione strutturale.
Il racconto di Arrivabene: «Non c’era l’infrastruttura per gestire un bambino»
In un’intervista rilasciata al Quotidiano Nazionale, Arrivabene ha ricostruito il contesto del 2018, ovvero il suo ultimo anno alla guida della Gestione Sportiva. “In quel periodo Antonelli aveva 10 o 11 anni – ha spiegato – e la Ferrari non aveva ancora la struttura per occuparsi di ragazzini così giovani”. Una precisazione, quella dell’ex dirigente, che non riguarda l’aspetto squisitamente tecnico o la volontà di investire sul piccolo pilota bolognese, ma la capacità logistica e organizzativa dell’azienda di assorbire un fenomeno così precoce.
“Parlo non da team principal – ha sottolineato – ma in riferimento all’azienda”. E per rendere ancora più chiara la portata del problema, ha aggiunto che persino oggi non sarebbe semplice mettere sotto contratto un undicenne dal talento evidente, citando l’esempio di Robin, il figlio di Kimi Raikkonen.
Un contesto complesso e la sfida (già difficile) di integrare Leclerc
La situazione, a ben vedere, era resa ancora più intricata da un altro impegno di primaria importanza che assorbiva le energie della scuderia proprio in quella stessa finestra temporale. Arrivabene ha rivelato che il 2018 fu l’anno in cui si lavorò con grande intensità per portare Charles Leclerc in Formula 1, un’operazione che a Maranello non trovò tutti d’accordo. “Qualcuno pensava che Charles fosse troppo giovane per la Rossa” ha confessato l’ex team principal, svelando una resistenza culturale interna verso i giovanissimi.
In mezzo a queste difficoltà – e mentre Sebastian Vettel lottava per il titolo mondiale – lo spazio per costruire un percorso dedicato a un bambino di 11 anni semplicemente non esisteva.
La scommessa vincente della Mercedes e il futuro secondo Arrivabene
Discorso diametralmente opposto quello operato da Toto Wolff. La Mercedes, libera dalle complessità logistiche e dalle pressioni politiche che caratterizzano la scuderia di Maranello, decise di prendersi tutto il rischio: inserì Antonelli nella propria Academy, lo prese per mano fin dai kart e gli cucì addosso un programma di crescita che lo ha portato, senza bruciare le tappe, a dominare il mondiale piloti del 2026. Oggi, con cinque vittorie di fila e un vantaggio schiacciante su Lewis Hamilton, il bolognese rappresenta l’immagine vincente del team anglo-tedesco.
“Proprio perché ha 19 anni ed è fortissimo – ha concluso Arrivabene – Antonelli avrà tutto il tempo di portarci a casa il titolo iridato anche seduto su una Ferrari”. Una dichiarazione, questa, che lascia la porta aperta a un possibile ritorno del campione in terra emiliana, magari quando l’azienda avrà colmato quel gap organizzativo che nel 2018 le costò forse il gioiello più prezioso del motorsport italiano.




