Valeria Fabrizi compie 90 anni e invita alla festa i suoi medici: «La vecchiaia è una malattia»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Novant’anni portati con un bastone «molto elegante», un tutore da smaltire e la solita lingua affilata. Valeria Fabrizi spegne oggi le candeline e sceglie di non addolcire il traguardo con i bigliettini di circostanza: «La vecchiaia è una malattia», dice al Corriere della Sera, «arrivano gli acciacchi».

L’attrice, nata a Verona il 20 ottobre del 1936 e romana d’adozione da quando era bambina, affida a un’intervista il suo personalissimo inventario di questo compleanno, che la figlia Giorgia sta organizzando con una raccomandazione precisa: niente eccessi, ma in sala devono esserci tutti gli specialisti che la seguono.

Un elenco di invitati fuori dall’ordinario

Oculista, cardiologo, reumatologo e ginecologo. Sono loro gli ospiti irrinunciabili del party, i testimoni di una quotidianità fatta di controlli e piccoli inconvenienti che l’attrice elenca senza giri di parole: un problemino alla mano, uno al ginocchio, gli occhi che ogni tanto fanno cilecca. «Sono fortunata: non mi sento vecchia, ma gli anni… beh ci sono», confida, precisando che la memoria per fortuna regge e che i copioni continuano ad arrivare.

La battuta sul festeggiamento con mezzo ospedale al seguito è la cifra del personaggio, ma dietro c’è un episodio concreto: una scivolata sul set del film Panettoni e contrabbando, costata un tutore e la conseguente necessità di un appoggio stabile. Il bastone, appunto, regalo della figlia.

Il lavoro che non si ferma

Nonostante l’età e gli acciacchi, Fabrizi non ha alcuna intenzione di lasciare le scene. È impegnata nelle riprese della seconda stagione de La ricetta della felicità e continua a vestire i panni di suor Costanza in Che Dio ci aiuti, personaggio che l’ha resa popolare presso un pubblico trasversale. La carriera, del resto, è cominciata molto presto e non si è mai interrotta davvero: dai fotoromanzi degli anni Cinquanta al grande schermo con Ridere! Ridere! Ridere! nel 1954, poi decine di film, la rivista teatrale accanto a Garinei e Giovannini e a Macario, quindi la televisione.

Nel curriculum figura anche un quarto posto a Miss Universo nel 1957, mentre nel 1976 posò per la copertina di Playboy, un’esperienza che in seguito avrebbe definito motivo di vergogna più che di orgoglio.

Walter Chiari e la porta piena di luce

Nella conversazione con il quotidiano milanese non mancano i ricordi personali, a partire dall’amicizia con Walter Chiari, che Fabrizi conosceva fin da bambina e che, quando fu abbandonato da tutti, trovò accoglienza in casa sua e del marito Tata Giacobetti. «Gli ho fatto da mamma, da sorella», ha raccontato.

Il pensiero del marito, anima del Quartetto Cetra scomparso nel 1988, attraversa l’intervista insieme alla figlia Giorgia, mentre l’attrice affronta anche il tema della fine con una crudezza che non concede spazio alla retorica: «Forse bisognerebbe sparire e basta: invitare gli amici, fare una bella festa e poi uscire da una porta piena di luce», dice, senza vedersi distesa in una bara, un’immagine che le procura «un fastidio tremendo». Sulle rughe, infine, cita Anna Magnani e liquida la questione: non vuole alterare i lineamenti, si piace così.

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