Venezia ricorda Valeria Solesin, a dieci anni dalla strage del Bataclan
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Una ferita che, nonostante il tempo trascorso, permane vivida nel ricordo collettivo, quella per la scomparsa di Valeria Solesin, la ricercatrice veneziana di ventotto anni stroncata dalla furia terroristica dell'Isis durante l'assalto alla sala concerti del Bataclan a Parigi. La città lagunare, nel decimo anniversario dalla sua morte, ne onorerà la memoria con una commemorazione pubblica, un tributo all'unica cittadina italiana che perse la vita in quella che è ricordata come una delle pagine più sanguinose della storia europea recente. L'appuntamento, fissato per la mattina del 14 novembre, vedrà la partecipazione del fratello Dario, del sindaco Luigi Brugnaro e di altre autorità cittadine, le quali deporranno un mazzo di fiori in prossimità del ponte a lei intitolato, quello che conduce alla residenza universitaria di San Giobbe, luogo simbolo di una vita dedicata allo studio e brutalmente interrotta.
La notte degli attacchi simultanei
La sequenza di eventi che condusse alla tragedia ebbe inizio, come un'orchestrazione macabra, allo Stade de France di Saint-Denis, dove si stava svolgendo un'amichevole di calcio tra Francia e Germania. Sugli spalti, tra il pubblico, sedeva anche il presidente François Hollande, inconsapevole spettatore dell'inizio dell'incubo. La prima esplosione, che causò vittime in prossimità di uno degli accessi allo stadio, fu il segnale d'avvio di una serie di attacchi coordinati, i quali, sebbene non riuscirono a penetrare nell'impianto sportivo blindato d'emergenza, gettarono la capitale nel panico più assoluto. Quella che sembrava una normale serata sportiva si trasformò, in pochi istanti, nel prologo di un massacro di dimensioni inaudite, che avrebbe raggiunto il suo apice di violenza al Bataclan.
Il ricordo di un testimone involontario
Tra coloro che si trovarono loro malgrado al centro di quei primi, tragici momenti, vi è anche il calciatore Antonio Rüdiger, all'epoca ventiduenne e da poco approdato alla Roma, che quella sera indossava la maglia della nazionale tedesca in campo. “Non dimenticherò mai quella notte a Parigi”, ha dichiarato il difensore, oggi al Real Madrid, rievocando con LaPresse la confusione e lo smarrimento di quei lunghi minanti in cui, come per la maggior parte delle persone presenti, non era affatto chiaro cosa stesse realmente accadendo. Le sue parole, a distanza di un decennio, restituiscono l'atmosfera di sospensione e di terrore che caratterizzò l'inizio degli attentati, i quali, partiti proprio dalle vicinanze dello Stade de France, avrebbero poi insanguinato il cuore di Parigi, mietendo complessivamente centotrenta vittime innocenti.
Una memoria che unisce
La commemorazione di Valeria Solesin, quindi, non si limita a onorare il singolo individuo, ma si erge a simbolo di una resilienza collettiva di fronte alla barbarie. Il ponte a lei dedicato, dove si terrà la cerimonia, diventa non solo un luogo del ricordo personale e del lutto privato di una famiglia, ma anche un monito permanente contro l'ideologia dell'odio che ha motivato quegli atti. L'evento, nel suo svolgersi semplice e solenne, rappresenta un tassello importante nel processo di elaborazione di un lutto che, per sua natura, non può considerarsi completamente superato, ma che viene affrontato attraverso il tributo a una vita di promesse e di studio, tragicamente spezzata lontano da casa.




