Venezia ricorda Valeria Solesin, dieci anni dopo la strage del Bataclan

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il giallo dei girasoli, fiori che amava in modo particolare, ha colorato questa mattina la cerimonia pubblica in ricordo di Valeria Solesin, la giovane veneziana che perse la vita, assieme ad altre ottantanove persone, nella strage del Bataclan a Parigi. Un evento, quello di oggi, che ha segnato un altro momento di raccoglimento per la città, la quale, all’indomani del decimo anniversario di quella notte, ha voluto nuovamente stringersi attorno alla famiglia della studentessa, trasformando un dolore ancora vivido in una memoria condivisa e persistente. L’atmosfera, sebbene intrisa di una malinconia che il tempo non ha scalfito, è stata arricchita dalla presenza di uno striscione con la scritta “Ciao Valeria”, un saluto semplice e diretto che sembrava riecheggiare l’affetto di un’intera collettività.

Un ponte come simbolo perenne

Fra le molte intitolazioni che in questi anni hanno voluto onorare la figura della dottoranda, quella del “Ponte Valeria Solesin” rappresenta senza dubbio il tributo più significativo e caro, specialmente al fratello Dario. Realizzato nel 2017, il ponte, che collega strategicamente la stazione ferroviaria al polo di Economia dell’Università Ca’ Foscari, costituisce non solo un’infrastruttura di passaggio quotidiano per molti studenti, ma un monito silenzioso e un invito a non dimenticare. Esso, infatti, si erge come un luogo della memoria, fisico e tangibile, che supera la semplice commemorazione per diventare parte integrante del tessuto urbano e della vita accademica della città.

Le parole del fratello Dario

Alla cerimonia, tenutasi all’ingresso del campus universitario di San Giobbe proprio nelle immediate vicinanze del ponte a lei dedicato, ha preso parte il fratello Dario, il quale ha condiviso una riflessione profonda e amara. “Dieci anni senza Valeria sono passati molto velocemente”, ha affermato, sottolineando come quel decennio sia stato caratterizzato da “emozioni contrastanti”. Ha poi aggiunto, con una nota di sconforto, che “sembra che quegli avvenimenti non abbiano insegnato nulla”, una considerazione che va ben oltre la dimensione privata del lutto e tocca le corde di una percezione collettiva sulla ciclicità della storia e sulla difficoltà di estrarne una saggezza duratura.

La geografia di un ricordo

Il ricordo di Valeria Solesin, del resto, non è confinato alla sola Venezia, ma si è diffuso in una mappa ideale che tocca i luoghi significativi del suo percorso. Dalla piazzetta di uno studentato dell’ateneo di Trento, dove mosse i primi passi accademici in sociologia, fino all’aula magna del suo liceo scientifico veneziano e alla tribuna dello stadio cittadino, la sua figura viene evocata in spazi di formazione, di aggregazione e di vita. Ognuno di questi posti, a suo modo, contribuisce a tenere viva l’immagine di una giovane il cui futuro è stato interrotto, preservandone l’eredità in una costellazione di memorie sparse per il territorio.

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