Venezia ricorda Valeria Solesin, dieci anni dopo il Bataclan

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il giallo dei girasoli, fiori che amava in modo particolare, ha colorato questa mattina la cerimonia pubblica in sua memoria, mentre uno striscione con un semplice "Ciao Valeria" accompagnava il ricordo di una città che, scoprendo con orrore di aver perduto una sua concittadina nella strage parigina della notte precedente, decise di stringersi attorno alla famiglia trasformando il dolore in un impegno collettivo. Il Comune, dopo le commemorazioni dell’indomani, è così tornato sul ponte che ha voluto dedicare alla studentessa, un gesto concreto per mantenere viva la sua memoria in un luogo simbolo della vita accademica e cittadina.

Il ponte come monito e legame

Fra le molte intitolazioni che in questi dieci anni, a seguito degli attentati islamisti di Parigi, sono state realizzate in diverse città italiane – dalla piazzetta di uno studentato dell’ateneo di Trento, dove Valeria aveva cominciato il suo percorso in sociologia, all’aula magna del suo liceo veneziano, fino alla tribuna dello stadio cittadino – quella del "Ponte Valeria Solesin" rimane la più cara al fratello Dario. Gettato di recente, nel 2017, quel ponte, che collega la stazione al polo di Economia dell’Università Ca’ Foscari, dove si è laureato proprio lui, rappresenta non solo un collegamento fisico ma anche un legame ideale con la giovane dottoranda, una presenza costante nel cuore della vita che scorre.

Le parole del fratello Dario

Alla cerimonia, tenutasi all’ingresso del campus universitario di San Giobbe, nei pressi del ponte di accesso che porta il suo nome, ha partecipato anche il fratello della giovane, il quale ha condiviso le proprie riflessioni in un momento di grande partecipazione. "Dieci anni senza Valeria sono passati molto velocemente", ha affermato Dario Solesin, sottolineando come quel decennio sia stato "pieno di emozioni contrastanti". Ha poi aggiunto, con una nota di amarezza che risuona profondamente, che "sembra che quegli avvenimenti non abbiano insegnato nulla. E questo fa male", una considerazione che va ben oltre la sfera del lutto privato per toccare corde più ampie e collettive.

Un ricordo che persiste nel tempo

La commemorazione odierna, seppur segnata da un’atmosfera intima e raccolta, si inserisce in un percorso di memoria che Venezia ha costruito con costanza, rifiutando l’oblio e scegliendo di onorare Valeria attraverso spazi di vita e di studio. Quel ponte, quei girasoli e quello striscione non sono dunque semplici simboli, bensì tasselli di un mosaico che racconta una storia di perdita ma anche di affetto persistente, un modo per affermare che il valore di un’esistenza non si cancella, neppure a un decennio di distanza da una tragedia che, in un locale parigino, ha spezzato la vita di novanta persone.

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