Parigi ricorda Valeria Solesin, dieci anni dopo il Bataclan
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Redazione Esteri
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La sera del 13 novembre 2015, una serie di attacchi coordinati, pianificati e portati a termine da un gruppo di terroristi islamisti, trasformò Parigi in un teatro di terrore, provocando la morte di 132 persone e il ferimento di altre 350. Tra quelle esistenze spezzate, che lasciarono un vuoto incolmabile in Francia e oltre i suoi confini, c'era anche quella di Valeria Solesin, ricercatrice italiana di trentacinque anni, la cui vicenda umana e professionale continua a rappresentare, a un decennio di distanza, un'eredità di impegno e speranza. La sua scomparsa, avvenuta all'interno della sala concerti del Bataclan, dove si era recata per assistere a uno spettacolo, non interruppe il percorso intellettuale che aveva scelto di intraprendere, un percorso che oggi viene portato avanti da molti altri giovani studiosi.
La ricercatrice e il suo impegno
Sociologa e demografa di formazione, Valeria Solesin stava ultimando il suo dottorato alla Sorbona, concentrandosi sugli effetti della maternità sulle politiche di occupazione, un tema di stringente attualità che lei, con determinazione, affrontava con l'obiettivo di stimolare un dibattito costruttivo. La madre, Luciana Milani, ha spesso ricordato il suo carattere indipendente e la sua voglia di affermarsi, sottolineando come avesse cominciato a lavorare già in adolescenza durante le estati, non solo per necessità ma anche per conquistare una propria autonomia. Il suo approccio alla vita, del resto, era lo stesso che traspariva dal suo lavoro accademico: un invito all'azione, sintetizzato in un messaggio che aveva lasciato e che suona come un testamento ideale: “Forza ragazze, al lavoro”.
L'eredità accademica e il ricordo
A partire dal 2016, per mantenere viva la sua memoria e i suoi ideali, sono state istituite oltre cento borse di studio intitolate al suo nome, un'iniziativa concreta che permette ad altri studenti e studentesse di proseguire le ricerche in campi a lei cari. Questo progetto, che va ben al di là della commemorazione, rappresenta la continuazione tangibile del suo sogno, ovvero quello di contribuire, attraverso lo studio e l'analisi, a un cambiamento positivo nella società, specialmente in Italia, un Paese di cui riconosceva i limiti ma al quale sperava un giorno di fare ritorno, attratta dall'idea di vivere di nuovo vicino “al suo mare”.
Una città in raccoglimento
Nel decimo anniversario di quella notte di orrore, che sconvolse non solo Parigi ma anche la vicina Saint-Denis, il centro della capitale francese ha visto nuovamente un affluire silenzioso di persone, molte delle quali hanno portato fiori e si sono fermate in raccoglimento per rendere omaggio a tutte le vittime. La maggior parte di coloro che persero la vita, come Valeria, erano giovani, colti mentre vivevano momenti di normalità e di svago, un dato che accresce la drammaticità di una tragedia le cui indagini e i cui sviluppi giudiziari hanno tenuto alta l'attenzione sulle dinamiche del terrorismo internazionale.




