Parigi inaugura il Giardino della Memoria, mentre Venezia ricorda Valeria Solesin
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Redazione Esteri
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Una decade è trascorsa da quella notte di novembre, quando una serie di attentati coordinati sconvolse Parigi, segnando indelebilmente la vita di migliaia di persone. Le commemorazioni, che si sono tenute giovedì, hanno trovato il loro momento più solenne e istituzionale nell’inaugurazione del “Giardino della Memoria del 13 novembre”, un luogo di raccoglimento voluto per celebrare le esistenze di coloro che non ci sono più e di quanti, sopravvivendo, portano dentro il peso di quelle ore. Il presidente Emmanuel Macron, presenziando alla cerimonia svoltasi nei pressi del Municipio di Parigi, ha conferito a questo spazio un significato che va oltre il semplice ricordo, trasformandolo in un simbolo permanente di resilienza e di omaggio collettivo.
Il ricordo di Valeria Solesin
Oltre i confini francesi, anche l’Italia ha voluto onorare le sue vittime, come nel caso di Valeria Solesin, la giovane dottoranda veneziana che perse la vita nel teatro Bataclan. Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, intervenendo durante una cerimonia pubblica, ne ha rievocato la figura con parole cariche di commozione, descrivendone “due occhi luminosi, sorridenti, pieni di speranza nel futuro”. La definì, in quell’occasione, “vittima di barbara follia”, un’espressione che racchiude tutto l’orrore di un evento la cui brutalità appare ancora, a distanza di anni, difficile da accettare. I girasoli, fiori a lei tanto cari, sono stati il tocco di colore e di affetto privato in una giornata di pubblico cordoglio.
Un ponte come simbolo
La memoria di Valeria Solesin, d’altronde, non si è affidata solo alle parole o ai fiori, ma ha trovato una sua concretezza in un’opera pubblica. Il “Ponte Valeria Solesin”, che collega la stazione ferroviaria al polo di Economia dell’Università Ca’ Foscari, rappresenta forse l’omaggio più tangibile e quotidiano. La sua intitolazione, risalente al 2017, è particolarmente significativa per il fratello Dario, che in quell’ateneo ha compiuto i propri studi. Si tratta di un gesto con cui la città di Venezia ha scelto di trasformare un lutto privato in un bene comune, un luogo di passaggio che invita a non dimenticare.
Le tappe di una memoria diffusa
Quello veneziano non è stato, naturalmente, l’unico segno di ricordo dedicato alla studiosa. Nel corso di questi dieci anni, altre tappe hanno costellato il percorso della memoria: dalla piazzetta di uno studentato dell’ateneo di Trento, dove Valeria mosse i primi passi accademici in sociologia, all’aula magna del suo liceo veneziano, fino alla tribuna dello stadio cittadino. Ognuno di questi luoghi, sebbene distanti tra loro, contribuisce a tessere una rete di commemorazione che lega le diverse fasi di una vita, purtroppo interrotta, alla geografia dei luoghi che l’hanno vista crescere e formarsi.




