Da oggi pacchetto di sigarette più caro fino a 20 centesimi, la quinta tranche di aumenti in quattro mesi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Un mercoledì, quello del 6 maggio 2026, che i tabaccai italiani avevano già segnato in agenda da settimane, e non certo per una ricorrenza felice. Da ieri, infatti, è operativa la quinta tranche di rincari sulle sigarette, sui sigari e su altri prodotti del tabacco lavorato, una sforbiciata tariffaria che arriva dritta dalla legge di Bilancio di quest’anno e che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha comunicato ufficialmente attraverso la propria piattaforma, con listini aggiornati immediatamente trasmessi alla Federazione Italiana Tabaccai. L’aumento, a seconda della marca e della tipologia di confezione, varia dai 10 ai 20 centesimi a pacchetto, un aggravio che si somma ai precedenti rialzi già applicati a gennaio e ad aprile, segnando una progressione inedita per rapidità e frequenza.
I marchi coinvolti dall’ultimo rincaro delle accise
Non tutti i prodotti del tabacco subiscono la stessa identica variazione, chiaramente, perché l’ADM ha dettagliato marca per marca i nuovi prezzi. Due, in particolare, i marchi di sigarette finiti sotto la scure dell’ultimo ritocco delle accise – sebbene l’elenco completo, come sempre, sia consultabile nei tabellari esposti nei punti vendita – mentre per quanto riguarda i sigari, la manovra colpisce un numero più ampio di referenze. I rincari, viene spiegato, rispondono a quella logica di aumenti “progressivi” che il legislatore ha voluto inserire nella legge di Bilancio 2026, una stretta graduale ma costante che in soli quattro mesi ha già prodotto cinque scaglioni diversi.
Dieci o venti centesimi in più: quanto cambia per il consumatore
Aprendo il portafogli, un fumatore abituale se ne accorgerà subito: dove ieri chiedeva un pacchetto pagandolo una certa cifra, oggi ne trova un’altra, più alta da 10 a 15 centesimi nel caso della maggior parte delle sigarette, ma con punte di 20 centesimi su alcune confezioni e su determinati sigari. La precedente tranche, quella del 15 aprile, aveva già abituato i consumatori a questa danza tariffaria mensile, eppure la rapidità con cui si susseguono gli scatti – cinque in poco più di centoventi giorni – rende l’aggiornamento dei prezzi quasi un appuntamento fisso per i rivenditori, i quali devono ricalcolare e rietichettare gli espositori con una frequenza insolita per il settore.
L’ADM pubblica i nuovi listini senza deroghe
L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non ha lasciato spazio a interpretazioni: con decorrenza 6 maggio 2026, scrivono nella nota diffusa alla vigilia, i prezzi di alcune marche di tabacchi lavorati variano. Nessuna proroga, nessuna eccezione. I tabaccai, da parte loro, hanno ricevuto i listini aggiornati e li hanno messi in atto, in una catena burocratica che ormai conoscono a memoria. L’aumento di ieri non rappresenta né una sorpresa né il punto d’arrivo, trattandosi di una delle tappe previste dal meccanismo di revisione periodica delle accise; quel che appare chiaro, agli operatori del settore, è la volontà di intervenire con cadenza quasi mensile, laddove in passato simili rincari si diluivano su archi temporali più lunghi, senza questa compressione.




