Sigarette, scatta l’ultima tranche di aumenti (ma solo per 36 marche su 299)
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Redazione Economia
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Da oggi, 15 aprile 2026, i fumatori che hanno sempre considerato il pacchetto di sigarette un piccolo lusso quotidiano, al pari di un caffè al bancone, devono fare i conti con un rincaro selettivo che riguarda soltanto una parte del mercato. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha infatti pubblicato la determinazione definitiva che applica la quinta e ultima tranche degli aumenti previsti dalla Manovra di Bilancio per l’anno in corso, e contrariamente a quanto si era sparsamente temuto – con il panico che talvolta coglie i consumatori abituati ai rincari generalizzati – non si tratta affatto di una stangata su ogni singolo pacchetto in commercio. Dei 299 marchi complessivamente disponibili, soltanto 36 hanno subito una modifica al rialzo dei prezzi, pari cioè al 12% dell’intero listino, un dato che ridimensiona la portata dell’allarme diffuso nelle scorse settimane.
I marchi colpiti e l’entità dei rincari
Tra i prodotti che hanno presentato istanza di variazione, e che quindi vedono ora applicato il nuovo scaglione di accise, spiccano alcuni nomi storici del tabacco italiano. Tutti e tre i modelli di Davidoff registrano un incremento di 30 centesimi a pacchetto, mentre per i quattro modelli di Gauloises l’aumento si ferma a 20 centesimi. Le John Player Special, che da sole contano ben 14 modelli, mostrano una forbice compresa tra 10 e 30 centesimi a seconda della referenza; le Mademoiselle, con i loro quattro modelli, seguono la stessa linea delle Gauloises con un rincaro di 20 centesimi. Non è finita qui, perché la determina dell’ADM include anche alcuni sigari e tabacchi trinciati, portando a 39 il numero totale dei marchi interessati da questa tornata.
Un piano che guarda al 2028, ma senza allarmismi
Chi sperava che si trattasse dell’ultimo ritocco dovrà invece prendere atto della gradualità della strategia fiscale: gli aumenti delle accise sul tabacco, come ricorda Assoutenti, proseguiranno per scaglioni annuali fino al 2028, il che significa che il costo del vizio destinato a ridurre il consumo continuerà a salire in modo progressivo. L’elemento nuovo, semmai, risiede nella selettività di questi rincari: non più un aumento lineare su tutte le marche, ma una serie di interventi mirati che colpiscono solo i produttori che hanno chiesto di variare i prezzi. Una scelta che evita lo choc generalizzato e che lascia intatto, per ora, il restante 88% dell’offerta.
Il contesto sociale: si fuma meno, ma non tra i più giovani
Quest’ennesimo rincaro arriva in un Paese che, statistiche alla mano, ha ridotto il consumo complessivo di sigarette rispetto a vent’anni fa, eppure c’è una contro-tendenza che preoccupa gli osservatori: tra i ragazzi il fumo non arretra con la stessa velocità. Le abitudini sociali, un tempo costruite attorno alla pausa sigaretta come momento di aggregazione quasi obbligato, si sono frammentate; oggi il fumo è meno normalizzato, ma resiste nelle nicchie giovanili con modalità diverse, talvolta persino più insidiose. Così, mentre il prezzo sale e l’ADM applica le sue tabelle, il vero termometro della questione resta quello culturale: un cambiamento che non si misura solo in centesimi, ma in gesti quotidiani sempre più rari.




