Milano, il test dei Patrioti tra piazza Duomo e le scritte luminose
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Redazione Interno
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La manifestazione convocata oggi in piazza Duomo dai Patrioti europei, che il leader della Lega Matteo Salvini ha voluto come una grande adunata di massa dopo le recenti battute d’arresto elettorali, si carica di una valenza politica che travalica i confini del centrodestra per toccare direttamente gli equilibri internazionali del governo. L’evento, che porta la firma del Carroccio e lo slogan «Senza paura – In Europa padroni a casa nostra», rappresenta un tentativo di rimettere in moto quel motore politico leghista che aveva subito una brusca frenata in occasione della sconfitta referendaria; eppure, proprio mentre la premier si confronta con Emmanuel Macron sulle delicate partite europee, Salvini prova a giocarsi la carta della piazza per riconquistare quella centralità politica che gli ultimi mesi gli hanno in qualche modo sottratto.
Nel cuore della notte che ha preceduto il raduno, però, la tensione si è già materializzata con un’incursione luminosa che ha proiettato sui muri del Pirellone – simbolo per eccellenza del potere leghista in Regione – e sulle facciate dei palazzi di piazza Duomo scritte come «Ladroni a casa nostra, altro che remigration» e «Milano è migrante e antifascista». L’azione, rivendicata dal centro sociale Il Cantiere come un colpo contro «le tenebre del razzismo», ha trasformato i palazzi istituzionali in un manifesto politico a ciel aperto, anticipando di fatto lo scontro simbolico che oggi vedrà contrapposte due visioni diametralmente opposte della città: da un lato quella della sicurezza e dell’identità promossa dal raduno sovranista, dall’altra quella dell’accoglienza e della resistenza che i comitati antagonisti intendono riaffermare.
Il fronte composito della contromanifestazione e la memoria del 25 aprile
Non si tratta, va detto, di una reazione monolitica o di un blocco omogeneo, bensì di una convergenza fluida che tiene insieme partiti, associazioni, collettivi studenteschi e centri sociali: un mosaico di soggetti diversi che, pur partendo da posizioni non sempre coincidenti, si ritrova su un punto preciso – riaffermare Milano come città dell’accoglienza e dell’antirazzismo. La scelta della data, a una sola settimana dal tradizionale corteo del 25 aprile, è stata letta dagli organizzatori della controffensiva come una provocazione in piena regola, aggravata dal fatto che il percorso concesso ai manifestanti della Lega ricalca quello che ogni anno viene utilizzato per celebrare la Liberazione dal nazifascismo. Tre i cortei previsti per accerchiare simbolicamente l’evento: il primo prenderà il via da piazza Lima con lo slogan «Milano è migrante», il secondo si raccoglierà in piazza Tricolore e il terzo in piazza Argentina, per poi confluire in un’unica mobilitazione che punta a far sentire la propria voce senza però sconfinare in quegli scontri che pure aleggiano nell’aria di una giornata che si preannuncia incandescente.
La rincorsa di Salvini tra tensioni internazionali e ritratti polemici
L’operazione politica tentata da Salvini, che ha dovuto più volte rivedere titolo e natura del raduno a causa del mutare degli scenari bellici e delle sconfitte elettorali, si scontra con un contesto internazionale inedito per la destra italiana. La frattura diplomatica tra Donald Trump, che siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno, e la presidente del Consiglio ha costretto i vertici del Carroccio a una delicata opera di ricucitura sul fronte estero, con il vicepremier che ha definito il presidente Usa «non matto» ma titolare di una strategia i cui interessi «non coincidono più con quelli italiani». Nel tentativo di smarcarsi dalle polemiche sul termine «remigrazione», che gli oppositori hanno ricondotto a politiche di espulsione di massa dai contorni anticostituzionali, Salvini ha cercato di riorientare il focus della manifestazione su temi più consensuali come il caro energia e la critica ai vincoli di bilancio europei, ampliando così il perimetro del dissenso verso Bruxelles.
L’ombra delle scritte e la spaccatura nella maggioranza
La tensione, però, non si gioca solo sul piano della mobilitazione popolare o delle relazioni internazionali: anche all’interno della maggioranza di governo emergono crepe significative, con Forza Italia che ha scelto di marcare la propria distanza dall’evento organizzando una contro-iniziativa dedicata proprio alle seconde generazioni di immigrati, accusando la Lega di voler offrire un’immagine di Milano «che non merita xenofobia e razzismo». Mentre le scritte luminose della notte si cancellano con la luce del giorno, resta impressa sulla facciata del Pirellone la sfida lanciata dagli antagonisti – una sfida che parla di 49 milioni di motivi per chiedere le dimissioni del ministro delle Barriere «architettoniche, economiche, mentali e culturali». E se il palco allestito in piazza Duomo rappresenta per Salvini il tentativo di rilanciare una leadership messa alla prova, la marea umana che gli si oppone prova a restituire alla città quella vocazione plurale che i manifestanti del Pirellone hanno rivendicato con la luce, nella notte, prima ancora che con la voce.




