I patrioti della Lega in Duomo e i contro cortei antifascisti: chi c’è in piazza oggi a Milano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Milano, nel pomeriggio di oggi, si trasforma in un campo di battaglia simbolico più che fisico, laddove la geografia delle piazze viene ridisegnata da due visioni opposte e irriducibili. Da un lato, piazza Duomo, blindata e resa irraggiungibile come una fortezza, accoglie il raduno dei “patrioti europei” – convocati dalla Lega di Matteo Salvini – che inneggiano a politiche di chiusura e alla cosiddetta “remigrazione”. Dall’altro, a fronteggiare questo schieramento, si muovono due distinti cortei antifascisti, i quali riescono nell’impresa – a dir poco singolare – di ricomporre un fronte ampissimo che abbraccia l’intero arco della sinistra, dai centri sociali storici fino alle associazioni del terzo settore, passando per partiti come Rifondazione comunista e Alleanza Verdi e Sinistra (quest’ultimi in piazza con le proprie bandiere). Il Partito democratico, l’Anpi e la Cgil, pur essendo presenti fisicamente, hanno scelto una modalità più informale, senza striscioni ufficiali: una presenza, la loro, che non espone simboli ma che di fatto rinsalda il muro umano eretto contro il messaggio leghista.
Il corteo “meticcio” contro la remigrazione
«Milano è migrante e partigiana»: questo slogan, declinato su striscioni e ripetuto come un mantra, diventa l’inno di un corteo colorato e rumoroso, dove abbondano ventenni accanto a famiglie con bambini in spalla. I partecipanti, molti dei quali arrivano dal Cantiere e da altre realtà dell’attivismo cittadino, attraversano le vie del centro suonando tamburi, cantando e ballando; lo fanno, ed è questo il paradosso che anima la giornata, mentre a pochi isolati di distanza i “patrioti” ascoltano Salvini inneggiare a un’Europa cristiana e chiusa. Gli attivisti antifascisti ribaltano il messaggio: «Questa è la città di migranti e del 25 aprile», ripetono, rivendicando una memoria partigiana che considerano tradita dalle politiche del Carroccio.
I cori della Lega: dall’“Europa ladrona” ai musulmani nel mirino
Nel corteo partito da Porta Venezia, i leghisti – insieme ai loro sodali europei – riadattano alcuni dei loro cori più “storici”, aggiornandoli però al nuovo bersaglio politico. Non più solo “Roma ladrona”, ma «Europa ladrona, la Lega non perdona»; e poi una sequenza di slogan che scandiscono il ritmo della marcia: «Basta clandestini, basta insicurezza. Senza paura, padroni a casa nostra», «Fuori tutti i clandestini», fino al più esplicito «Europa cristiana, mai musulmana». Quest’ultimo, in particolare, cristallizza il nocciolo identitario del raduno, trasformando la piazza in un palcoscenico dove la religione diventa strumento di demarcazione etnica. Non mancano gli attacchi indiretti alla presidente della Commissione Ue, von der Leyen, bersaglio di cori ostili che rivelano il nervo scoperto del sovranismo italiano verso le istituzioni comunitarie.
L’effetto Salvini: un fronte insolitamente ampio (da Forza Italia ai centri sociali)
Solo Matteo Salvini, ammettono molti osservatori presenti sul campo, poteva riuscire nel capolavoro di coagulare contro le sue stesse idee un fronte tanto eterogeneo da far invidia a una coalizione di governo. Persino Forza Italia, il partito fondato da Silvio Berlusconi, ha organizzato un evento parallelo all’Arco della Pace, dedicato all’accoglienza e con protagonisti le seconde generazioni di immigrati – una mossa che ha fatto inevitabilmente infuriare gli alleati leghisti. La Milano antifascista, nel suo insieme, ha risposto con i numeri: stando alle stime degli organizzatori dei cortei contrari, sarebbero state circa trentamila le persone scese in piazza per respingere il messaggio della “remigrazione”. Un polso cittadino che, per quanto frammentato in sigle diverse, ha mostrato una capacità di reazione diffusa e per nulla scontata.




