Cassa Forense, via ai bandi 2026: contributi per il follow up, l’organizzazione degli studi e le vittime di violenza

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ente di previdenza degli avvocati ha reso operative le procedure per accedere a una nuova tranche di sostegni economici, quelli legati specificamente all’attività professionale. Dall’11 maggio 2026, gli iscritti che si trovino in determinate condizioni – o che intendano semplicemente ammodernare la struttura del proprio studio – possono inoltrate la domanda per i bandi n. 2, 3, 4 e 5 dell’anno in corso, disponibili esclusivamente in modalità telematica nell’area riservata del sito. Si tratta, nel dettaglio, di misure che abbracciano tre fronti molto diversi tra loro ma accomunati dall’alto tasso di vulnerabilità o di investimento richiesto: la tutela della salute durante i controlli post malattia, l’efficienza amministrativa dell’attività forense e, infine, un intervento specifico per le professioniste che hanno subito violenza.

Follow up oncologico, un aiuto concreto da 1,6 milioni

La salute resta al primo posto, e la Cassa lo dimostra stanziando 1,6 milioni di euro per il bando n. 2/2026, volto a sostenere l’avvocato o il praticante nel periodo immediatamente successivo alle terapie più invasive. Chi ha superato una malattia oncologica, lo si sa, deve spesso fare i conti con un follow up lungo e dispendioso in termini di tempo e risorse; proprio per non penalizzare il rientro in aula o la gestione delle pratiche, il contributo – che per come è strutturato mira a coprire le spese correnti durante questa fase di osservazione – rappresenta una boccata d’ossigeno non indifferente. Le domande, come per le altre misure descritte di seguito, dovranno essere presentate entro il 15 luglio 2026, senza possibilità di proroghe o slittamenti.

Organizzazione degli studi, la spinta alla modernità

Discorso a parte meritano i bandi gemelli n. 3/2026 e n. 4/2026, destinati rispettivamente alle persone fisiche e alle persone giuridiche (studi associati o società tra professionisti). Con uno stanziamento di 70 mila euro per ciascuna delle due categorie, si punta a incentivare la messa a norma delle strutture. Non si tratta di un contributo simbolico, ma di una vera e propria leva per abbattere i costi di certificazione: si va dall’adeguamento alla normativa sulla privacy (il famoso Gdpr) all’adeguamento antiriciclaggio, passando per la certificazione Uni e i modelli organizzativi ex decreto legislativo 231. Le spese ammissibili, viene spiegato, devono essere state sostenute a partire dal settembre del 2025, e il rimborso copre il 50% dell’investito fino a un massimale di cinquemila euro. È una logica che premia chi decide di smettere di improvvisare e di professionalizzare la gestione del back office.

Un bando contro la violenza, l’impegno per le professioniste

Particolare attenzione, infine, va riservata alla misura n. 5/2026, che dispone di mezzo milione di euro per sostenere le avvocate (e le praticanti) vittime di violenza. L’elemento qualificante di questo intervento, al di là dell’importo forfettario di 10 mila euro, è il requisito di accesso: non basta denunciare un episodio generico, ma è necessario aver avviato un percorso di protezione – o un’azione giudiziaria – successivo al primo gennaio 2021 e ancora in corso. La ratio del legislatore interno alla Cassa sembra chiara: si vuole accompagnare la professionista nell’atto pratico della fuoriuscita dal tunnel, evitando di disperdere risorse in situazioni già risolte o non certificate. Le domande, anche in questo caso, seguono la scadenza comune del 15 luglio, e chi ha già ottenuto il “Reddito di Libertà” statale non potrà cumulare i due benefici.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.