Mohammad Zolghadr, il generale dei Pasdaran che prende il posto di Larijani alla guida della sicurezza nazionale
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Redazione Esteri
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La guerra aperta tra Stati Uniti, Israele e Iran, entrata ormai nel suo venticinquesimo giorno, ha prodotto un effetto paradossale sulla struttura di potere della Repubblica Islamica. Se da un lato i raid hanno decimato la leadership storica – con la scomparsa di figure come la Guida Suprema Ali Khamenei e lo stesso Ali Larijani – dall’altro hanno accelerato un processo di ricambio generazionale e politico che tende a concentrare il potere nelle mani di una ristretta cerchia di fedelissimi delle Guardie Rivoluzionarie. È in questo quadro che si inserisce la nomina di Mohammad Baqer Zolghadr a nuovo segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, il potentissimo organismo che, come è noto, coordina la politica di sicurezza, quella estera e le strategie nucleari del paese.
Dalle Guardie Rivoluzionarie al vertice del Consiglio Supremo
Classe 1954, nativo di Fasa, Zolghadr vanta una carriera militare e istituzionale costruita interamente all’ombra del delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran), di cui è stato comandante e, per un lungo periodo, vicecapo di stato maggiore. La sua ascesa, avvenuta con un decreto del presidente Masoud Pezeshkian ratificato dalla nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei, rappresenta la logica conclusione di un percorso che lo ha visto ricoprire incarichi chiave in diversi settori: da viceministro dell’Interno per gli Affari di Sicurezza durante la presidenza di Mahmoud Ahmadinejad a responsabile degli affari relativi alla milizia Basij, fino al recente ruolo di segretario del Consiglio per il Discernimento dell’Interesse del Sistema. Un ruolo, quest’ultimo, che gli garantiva già una posizione di primo piano nella mediazione tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani.
Un "falco" al posto di un pragmatista
Se la sostituzione, in un contesto di guerra totale, era inevitabile data la morte di Ali Larijani nell’attacco israeliano del 17 marzo, il profilo del successore fornisce indicazioni precise sulla direzione che Teheran intende imprimere alla gestione del conflitto. Larijani, figura pragmatica con un passato da capo negoziatore sul nucleare, era considerato un interlocutore capace di muoversi tra le esigenze della diplomazia e quelle della linea dura. Zolghadr, al contrario, incarna l’anima più intransigente del sistema. Politologo e analista, Vali Nasr, ha recentemente sottolineato come l’attenzione internazionale tenda a concentrarsi su altre figure – come il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf – ma sia proprio Zolghadr, con il suo bagaglio di esperienza operativa sul campo, a rappresentare la "realtà concreta" del braccio esecutivo del regime.
Una nomina che parla di guerra e di consolidamento del potere
La scelta di affidare il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale – l’organo che riunisce i vertici militari, dell’intelligence e del governo – a un militare in pensione legato a doppio filo ai Pasdaran non è solo una conseguenza della guerra. Essa riflette una ristrutturazione profonda del potere, dove il vuoto lasciato dalle figure moderate o tecnocratiche viene colmato da elementi provenienti dalle fila della sicurezza. Il matrimonio tra la figlia di Zolghadr e Kazem Gharibabadi, diplomatico che ha rappresentato l’Iran presso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), suggerisce peraltro come questo nucleo ristretto di potere riesca a mantenere il controllo anche sui dossier sensibili, come quello del negoziato nucleare, pur provenendo da una matrice rigidamente ideologica. In un momento in cui gli Stati Uniti, con il presidente Trump alla Casa Bianca, dichiarano di cercare una via d’uscita diplomatica, Teheran affida la propria sicurezza nazionale a un uomo che, per decenni, ha vissuto e operato con la logica della contrapposizione.




