Pietracatella, nel sangue delle vittime ricina 140 volte la dose letale: perde consistenza l'ipotesi dell'incidente
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Redazione Interno
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Perde consistenza l'ipotesi dell'ingestione accidentale di ricina da parte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, morte lo scorso dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Fonti vicine alle indagini hanno sottolineato come i riscontri delle autopsie evidenzino nei reperti biologici quantità di veleno pari a 140 volte la dose minima letale. Un dato che, secondo quanto emerge dalle investigazioni, renderebbe assai improbabile che le due donne abbiano assunto la sostanza in modo involontario, rafforzando di conseguenza la pista dell'omicidio.
La procuratrice: l'incidente è l'ipotesi meno probabile
Sulla stessa linea si è collocata la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, titolare dell'inchiesta, la quale ha precisato come quella dell'accidentalità sia, «francamente, la più improbabile» tra le piste al momento al vaglio. La magistrata ha spiegato che gli inquirenti stanno raccogliendo elementi di rilievo su tutte le possibili ricostruzioni, senza tuttavia nascondere che il complesso delle acquisizioni investigative orienti verso un atto volontario.
Il fascicolo aperto dalla Procura di Larino resta per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico, a carico di ignoti, e al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati in relazione alle due morti.
Il quadro scientifico e le dichiarazioni degli esperti
A determinare la presenza della ricina nei corpi delle due vittime era stato il Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, diretto da Carlo Locatelli, che aveva individuato la tossina come causa del decesso. Lo stesso Locatelli aveva in precedenza chiarito come le uniche certezze disponibili riguardassero la natura dell'avvelenamento, precisando di non essere in grado di stabilire se l'esposizione fosse stata accidentale oppure volontaria. Secondo l'esperto, il veleno non sarebbe stato né iniettato né inalato, lasciando dunque spazio alla sola ipotesi dell'ingestione.
Le parole del nonno e le tensioni familiari
Sul versante delle indagini testimoniale, il padre di Antonella e nonno di Sara, Salvatore Di Ielsi, ha rilasciato dichiarazioni alle trasmissioni televisive che hanno acceso i riflettori sulla sfera privata della famiglia. L'uomo, interpellato in merito alla posizione del genero Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, ha parlato di presunti tradimenti da parte dell'uomo, lasciando intendere l'esistenza di tensioni coniugali.
Intervistato da La Vita in Diretta e da Dentro la Notizia, Di Ielsi ha affermato che la moglie avrebbe dovuto da anni chiarire la situazione con il marito, definendo quanto accaduto come conseguenza di una «schifezza».
Gli accertamenti tecnici e le piste al vaglio
Nel frattempo proseguono le attività tecniche disposte dalla Procura. Nella seconda metà di settembre erano state eseguite perquisizioni nei due studi di Gianni Di Vita, uno a Pietracatella e l'altro a Campobasso, con l'acquisizione di computer e supporti informatici su cui sono in corso le estrazioni dei dati. L'uomo, che non risulta indagato, era stato convocato in Questura a Campobasso per la firma dei verbali relativi alle operazioni, consegnando spontaneamente anche una memoria esterna. Ai giornalisti aveva dichiarato di essere «serenissimo», senza fornire ulteriori chiarimenti.
La Procura di Larino ha inoltre smentito le notizie circolate circa il ritrovamento di un indirizzo IP riconducibile a ricerche online sulla ricina, precisando che nessun elemento di questo tipo è stato individuato.
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