Leone XIV ripristina il Settore Centro della diocesi di Roma
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Redazione Interno
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Con un gesto di chiara discontinuità, Papa Leone XIV ha ricostituito, mediante un Motu proprio intitolato "Immota manet", il Settore Centro della Diocesi di Roma, che il suo predecessore Francesco aveva soppresso appena un anno prima. L'atto, che porta la data dell'11 novembre ma è stato reso pubblico oggi, smantella di fatto la riforma contenuta nel documento "La vera bellezza" dell'ottobre 2024, la quale aveva provveduto all'accorpamento delle cinque prefetture del centro storico agli altri settori diocesani. Una decisione, quella di Francesco, che aveva generato non poche perplessità, avvolta com'era in un linguaggio considerato da molti poco chiaro e che, sul campo, aveva rivelato tutta la sua impraticabilità, paralizzando di fatto le strutture pastorali e amministrative di un'area vitale della Chiesa capitolina.
Il ritorno all'unità pastorale
Il Pontefice, il quale ha firmato il provvedimento stamane, ha così accolto le attese di numerosi parroci che, da mesi, sollevavano critiche su un assetto giudicato innaturale e poco funzionale. Leone XIV, pur riconoscendo formalmente la validità delle motivazioni espresse dal "venerato Predecessore", ha sottolineato come l'esperienza dell'Anno Giubilare ormai concluso abbia invece palesato, in maniera lampante, "non solo una specificità ma anche una omogeneità e unitarietà del Settore Centro". È emersa, in altre parole, l'intrinseca necessità di un coordinamento unico per quelle parrocchie – da Santa Maria del Popolo a San Salvatore in Lauro, da San Francesco a Ripa a Santa Croce in Gerusalemme – che costituiscono il cuore storico e spirituale della diocesi, le cui peculiarità non potevano essere smembrate senza subire una frattura.
Un provvedimento netto e strutturale
La Lettera apostolica, priva di qualsiasi ambiguità, stabilisce dunque che le prefetture dalla I alla V ritornino a far parte di un unico Settore Centro, il quale va ad aggiungersi nuovamente agli altri quattro in cui è articolato il territorio romano. Si tratta di una mossa che, al di là delle formalità canoniche, rappresenta una significativa correzione di rotta nella governance della diocesi, ripristinando una struttura che, nella visione di Leone XIV, si è dimostrata non solo logica ma indispensabile. L'operazione, che alcuni definiscono di riordino e altri di vera e propria restaurazione, segna un momento importante per la Chiesa di Roma, chiudendo un capitolo ritenuto da molti un errore e riportando l'organizzazione territoriale a una configurazione che ne facilita il governo e la missione pastorale.
Le reazioni e il contesto diocesano
Sebbene il documento pontificio eviti qualsiasi tono polemico, limitandosi a constatare l'evidenza emersa durante il Giubileo, è indubbio che l'abolizione del precedente Motu proprio vada letta come un riconoscimento delle difficoltà pratiche incontrate. La soppressione del Settore Centro, infatti, aveva creato non pochi intoppi nella gestione ordinaria, costringendo a complicati meccanismi di coordinamento tra settori diversi per questioni che, per loro natura, riguardavano un'area geograficamente e pastoralmente compatta. L'intervento di Leone XIV, il quale ha preferito un approccio diretto e risolutivo, sembra voler mettere una pietra sopra a una vicenda che aveva diviso i clergyman, riaffermando un principio di unità e di efficienza amministrativa che appariva compromesso.




