Zelensky accusa la Russia: "Ripete i crimini dei nazisti, da fosse comuni a bambini rapiti"
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Redazione Esteri
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"Ottant'anni fa, il mondo sconfisse il nazismo e giurò: ‘Mai più’. Ma oggi la Russia sta ripetendo i crimini dei nazisti". Con queste parole, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rilanciato su Telegram un parallelo storico che Kiev evoca da mesi, citando "fosse comuni di civili, prigionieri torturati, bambini rapiti, città distrutte". Un’accusa che, sebbene respinta con veemenza da Mosca, trova riscontro in rapporti di organizzazioni internazionali e nelle inchieste giudizarie avviate da diversi tribunali.
Zelensky, che ha ribadito come gli ucraini combattano oggi "contro il razzismo con lo stesso coraggio con cui i nostri antenati sconfissero il nazismo", ha colto l’occasione per rilanciare il programma Build with Ukraine, che prevede l’apertura di linee di produzione di armi in Europa. "Firmeremo accordi già quest’estate", ha annunciato, senza specificare i Paesi coinvolti. Una mossa resa necessaria dai continui bombardamenti russi sugli stabilimenti militari ucraini, ma che ha provocato la reazione di Mosca: il governo russo ha esortato gli Stati europei a "fare attenzione alle provocazioni di Kiev".
Intanto, le tensioni diplomatiche si infiammano dopo le ultime dichiarazioni di Vladimir Putin, che ha ribadito: "Tutta l’Ucraina è nostra". Zelensky, nel suo messaggio serale, ha commentato senza mezzi termini: "Putin vuole l’Ucraina non da quattro anni, non dal 2014, ma da molto prima". E ha allargato lo sguardo oltre i confini ucraini: "Quando parla della presenza russa sul campo, si riferisce anche alla Bielorussia, agli Stati baltici, alla Moldavia, al Caucaso, a Paesi come il Kazakistan". Un monito che riecheggia i timori di un’espansione del conflitto, mentre Trump – tornato alla Casa Bianca – dovrà confrontarsi con un dossier sempre più complesso.




