La sfinge di Palazzo d'Orleans: Schifani e l'educazione all'abbastanza
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Redazione Interno
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Renato Schifani, l'imperturbabile. Una sfinge. Da Cuffaro ad Armao, passando per le indagini che hanno coinvolto altri pezzi da novanta della sua maggioranza, il presidente della Regione Siciliana è sempre lì, resiste a tutto, come se tutto gli scivolasse addosso. Anche la reazione è sempre la stessa: prima il silenzio nelle ore successive allo scandalo, poi la dichiarazione di rito, che ormai sa quasi di presa in giro. Bisogna cambiare, bisogna fare in modo che queste cose non accadano più. E invece accadono, puntualmente, ciclicamente.
Di fronte al clamore suscitato dall'ennesima inchiesta per corruzione e malversazione, la risposta è stata l'annuncio di un'ulteriore regolamentazione tesa a prevenire. Sembra un dato consolidato che in Sicilia la prevenzione sia fisiologicamente successiva alla repressione: all'indomani di ogni inchiesta, quando la macchina della repressione si mette in moto, si annuncia una nuova disciplina, un giro di vite, la tolleranza zero verso i servitori infedeli.
La parcella da 1,2 milioni e il debito con l'Amat
Gaetano Armao, secondo l'inchiesta della Procura di Palermo, era pieno di debiti e cercava di recuperare denaro da ogni parte. Anche da Amat, l'azienda pubblica che si occupa del trasporto pubblico, alla quale per anni aveva chiesto il pagamento di una maxiparcella. Dopo la causa persa, però, era la società partecipata a essere diventata sua creditrice e Armao aveva paura che gli pignorasse i beni.
Il contenzioso con Amat era iniziato per gli incarichi svolti da Armao per la realizzazione del tram: l'avvocato sosteneva di dover ricevere oltre 1,2 milioni di euro per l'assistenza legale e per una consulenza che gli era stata affidata nel 2005. La vicenda giudiziaria ha coinvolto nove indagati in totale, con la Procura che ha documentato attraverso intercettazioni, foto e video i passaggi di denaro contestati.
Le indagini hanno riguardato anche progetti nel settore delle energie rinnovabili e il ruolo che Armao ricopriva alla presidenza della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali.
Il codice antimafia del 2009 e la giunta Lombardo
È il 4 dicembre 2009 quando l'allora assessore alla Presidenza presenta in giunta regionale il codice antimafia e anticorruzione della Regione siciliana. A guidare la giunta è il governatore Raffaele Lombardo, eletto dopo l'inchiesta sulle talpe alla Dda che ha portato alle dimissioni del suo predecessore, Totò Cuffaro. La Regione, è l'impegno e la promessa, si doterà degli anticorpi necessari per prevenire quei fenomeni che puntualmente riemergono. Quindici anni dopo, la storia si ripete con gli stessi copioni e gli stessi annunci.
Il disegno di legge approvato dalla giunta Schifani il 7 ottobre 2026 ricalca nella sostanza quell'impostazione: un registro pubblico dei rappresentanti di interessi presso la Segreteria generale della Presidenza, un'agenda pubblica degli incontri con obbligo di registrazione entro cinque giorni, la tracciabilità delle interlocuzioni sulle singole pratiche. Gli obblighi riguarderanno il presidente, gli assessori, gli uffici di diretta collaborazione, i consulenti, i dirigenti e gli organismi regionali con compiti istruttori, consultivi o valutativi.
Il registro dei lobbisti e le sanzioni
Il Registro pubblico dei rappresentanti di interessi conterrà l'indicazione dei soggetti per cui operano, degli interessi rappresentati e della natura degli incarichi. L'agenda pubblica indicherà partecipanti, finalità e procedimenti interessati dagli incontri, che dovranno svolgersi attraverso canali istituzionali e lasciare traccia nel fascicolo amministrativo. Anche le comunicazioni rilevanti ricevute per altre vie saranno acquisite agli atti.
Per i rappresentanti di interessi che violano le disposizioni sono previsti, in base alla gravità, il richiamo scritto, la sospensione o la cancellazione dal Registro. La novità centrale, secondo quanto reso noto dalla Regione, è la tracciabilità delle interlocuzioni sulle singole pratiche: autorizzazioni, concessioni, contributi, finanziamenti e agevolazioni. Dovranno essere documentati anche i contatti informali sull'ordine di trattazione, sui tempi di definizione, sull'assegnazione dei fascicoli, sulla scelta degli istruttori, sulle valutazioni tecniche e sull'esito dei procedimenti.
Le divisioni interne a Forza Italia
La riunione di giunta si è svolta in un clima definito sereno da alcune fonti, senza alcun riferimento da parte di Schifani alla crisi politica aperta con i vertici di Forza Italia né all'ipotesi di dimissioni. Il commissario regionale del partito, Nino Minardo, aveva gelato le ambizioni del presidente azzerando ogni certezza su un suo secondo mandato. La partita siciliana di Forza Italia non è più soltanto quella sulle dimissioni: è già cominciata quella sul dopo, sul modo in cui accompagnare il governatore verso la fine della legislatura senza concedergli il bis.
L'assessore all'Economia Alessandro Dagnino, che ha lavorato al disegno di legge, ha parlato di un passaggio di grande importanza che permetterà di diventare la Regione più trasparente d'Italia. La Costituzione, del resto, usa due parole molto semplici: disciplina e onore. Basterebbero quelle.
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