I poteri di Carnevali, dalla firma singola fino a 75 milioni: l'atto notarile che ridisegna la Juve

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non si tratta soltanto di un cambio al vertice, bensì di una vera e propria ridefinizione delle gerarchie interne, sancita da un atto notarile depositato a Torino lo scorso 15 giugno e che, come consultato da Calcio e Finanza, mette nero su bianco l'architettura dei poteri conferiti al nuovo amministratore delegato Giovanni Carnevali.

A firmare la procura, in esecuzione della delibera del Consiglio di amministrazione del 12 giugno, è stato il presidente Gianluca Ferrero, il quale ha così ufficializzato un mandato che, per sua stessa natura, si articola su due livelli distinti di intervento operativo.

Da un lato, infatti, Carnevali potrà agire con firma singola in una serie di materie ordinarie, quelle che riguardano la gestione corrente e le decisioni di routine; dall'altro, per le operazioni di maggiore entità economica, ovvero quelle che superano determinate soglie, sarà invece necessaria la firma congiunta con il presidente del CdA o, in alternativa, una sua autorizzazione scritta preventiva.

Una precisazione che non è affatto secondaria, se si considera che tale meccanismo a doppio binario tocca da vicino il mercato dei calciatori, dove le cifre in gioco raggiungono spesso vette considerevoli, e che trova il suo limite massimo nella cifra simbolica di 75 milioni di euro, oltre la quale ogni trattativa dovrà necessariamente passare al vaglio e al placet della massima carica societaria.

Top manager, non mago: il tempo come fattore strategico

L'arrivo di Carnevali, per quanto accolto con favore da chi, come John Elkann, aveva auspicato una svolta in chiave nazionale dopo la gestione di Damien Comolli, non deve trarre in inganno circa la rapidità dei tempi di attuazione delle sue idee. Se è vero che la scelta del dirigente ex Sassuolo rappresenti, a giudizio di molti osservatori, la soluzione più appropriata per il profilo tecnico e umano richiesto, è altrettanto vero che ci si trova di fronte a un cantiere aperto, dove le fondamenta vanno gettate con pazienza e metodo.

Non ci si aspetta, né tantomeno ci si illude, che un manager, per quanto capace, possa trasformare in poche settimane l'assetto di una società complessa come la Juventus; piuttosto, ciò che emerge dalla lettura dell'atto notarile e dalle prime mosse della nuova dirigenza è la consapevolezza che il lavoro da svolgere richiederà un arco temporale non breve, fatto di rodaggio, adattamento e, soprattutto, di una revisione profonda dei processi decisionali, che dovranno essere resi più fluidi e al contempo più rigorosi, laddove la doppia firma rappresenta un argine ma anche un freno alla tentazione

Di operare interventi avventati sul mercato.

Il settore giovanile al centro del progetto di rilancio

Uno dei capitoli sui quali Carnevali è chiamato a intervenire con maggiore decisione riguarda il comparto delle giovanili, un'area che nelle ultime due gestioni, quelle targate Giuntoli e Comolli, aveva subito una contrazione di attenzione e una frammentazione degli equilibri organizzativi, perdendo di fatto quella capacità di produrre talenti e valore che, nel decennio precedente, aveva rappresentato un autentico patrimonio tecnico per il club.

Si tratta di un tema che non investe soltanto la quantità di giovani messi a disposizione della prima squadra, ma che abbraccia una visione più ampia, legata alla metodologia di lavoro e alla capacità di creare un ecosistema formativo in cui i ragazzi possano crescere non solo come calciatori, ma anche come uomini, all'interno di un sistema di regole e principi che sia condiviso e trasmesso con coerenza.

L'idea di fondo, insomma, è quella di ricostruire dalle fondamenta un settore che negli anni d'oro aveva regalato soddisfazioni e plusvalenze, e che ora necessita di una nuova linfa vitale, di un progetto chiaro e di figure dedicate che possano seguire con continuità il lavoro dei tecnici e degli osservatori.

Metodologia e assetto: la nuova grammatica della gestione

Questione, quindi, di metodologia, termine che va di moda ma che nella pratica sportiva assume contorni ben definiti, come del resto ricordato anche dal ct ad interim della Nazionale, Silvio Baldini, che ne ha fatto un punto fermo della sua conduzione. Non si tratta di un freddo meccanismo burocratico, ma di un insieme di idee messe in pratica, di procedimenti e strategie rinnovati, che vadano a fissare all'interno della macchina societaria un nuovo assetto organizzativo.

La Juventus di Carnevali, in tal senso, si preannuncia come una realtà in cui la supervisione sarà costante, dove ogni decisione, dalla più piccola alla più rilevante, dovrà passare attraverso un filtro logico e condiviso, e dove la parola d'ordine sarà quella della pianificazione.

La firma singola per le operazioni minori, la doppia firma per quelle maggiori, l'attenzione al vivaio, la ridefinizione dei ruoli: tutto questo concorre a delineare il profilo di una gestione che, sebbene appena agli inizi, mostra già i tratti distintivi di un progetto ambizioso, che punta a restituire alla società quella solidità e quella visione che, forse, si erano un po' smarrite negli ultimi anni, senza però dimenticare che il campo, alla fine, è il giudice supremo di qualsiasi strategia, per quanto ben congegnata essa possa essere.

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