Spesa delle famiglie, quasi un terzo taglia il cibo. Il divario Nord-Sud si allarga
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Redazione Economia
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Nel 2025 la spesa media mensile per consumi delle famiglie residenti in Italia si è attestata a 2.782 euro, in valori correnti, con un aumento dell'1% rispetto ai 2.755 euro del 2024. L'inflazione misurata tramite l'Indice armonizzato dei prezzi al consumo è stata dell'1,6%, un dato che ridimensiona la portata dell'incremento nominale. Il valore mediano, quello che divide le famiglie in due gruppi uguali, si ferma a 2.338 euro, in salita dai 2.240 euro dell'anno precedente: significa che metà dei nuclei italiani spende meno della media, perché la distribuzione dei consumi è asimmetrica e concentrata verso il basso.
La spesa alimentare cresce, ma quasi un terzo delle famiglie riduce quantità e qualità
La voce che registra l'aumento più consistente è quella per prodotti alimentari e bevande analcoliche, passata da 533 a 552 euro mensili, con un incremento del 3,6% che riflette anche il rincaro dei prezzi di comparto, saliti del 3%. La quota sul totale sale dal 19,3% al 19,8%. Tra i prodotti più rincarati figurano il caffè, con un +14,6%, l'acqua, +8,3%, il pesce, +7,8%, gli oli e i grassi, +6,7%, la carne, +5,4%, e il latte con i derivati e le uova, +4,2%.
Nonostante la crescita della spesa in valore assoluto, il 29,4% delle famiglie ha dichiarato di aver limitato gli acquisti alimentari, riducendo la quantità o la qualità dei prodotti, contro il 31,1% del 2024. Per le bevande la quota di chi ha operato tagli è del 33,8%, in calo dal 35,3% dell'anno precedente.
Abbigliamento e calzature restano la voce più compressa
Escludendo il 5,8% delle famiglie che non ha sostenuto alcuna spesa per abbigliamento e calzature, il 43,8% ha cercato di ridurla, contro il 47,5% del 2024. Nel Mezzogiorno la percentuale raggiunge il 52,1%, pur in diminuzione rispetto al 57,6% dell'anno precedente. Cambiano anche le abitudini su viaggi e carburanti: la quota di famiglie che dichiara di non aver modificato i propri comportamenti di acquisto scende dal 56,2% al 54,9% per i viaggi e dal 71,4% al 68,2% per i carburanti.
Per la sanità, la percentuale di chi non ha cambiato abitudini passa dal 78,6% al 74,6%, mentre per la cura e l'igiene personale scende dal 63,3% al 61,8%. La spesa non alimentare rimane stabile a 2.230 euro mensili, l'80,2% del totale, con abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili che assorbono il 36% del bilancio e i trasporti il 10,6%.
Tra Nord-est e Sud 871 euro di differenza al mese
Il divario territoriale continua ad allargarsi. Nel Nord-est la spesa media mensile raggiunge 3.087 euro, seguita dal Centro con 3.052 euro e dal Nord-ovest con 2.974 euro. I valori più bassi si registrano nelle Isole, con 2.338 euro, e nel Sud, con 2.215 euro. Tra Nord-est e Sud la differenza è di 871 euro al mese, pari al 39,3%, contro il 37,9% del 2024. Rispetto alle Isole, il Nord-est spende 749 euro in più, il 32% in più. A livello regionale, il Trentino-Alto Adige registra la spesa più elevata con 3.444 euro mensili, mentre la Puglia si ferma a 1.975 euro, il valore più contenuto.
Nel Sud la quota destinata agli alimentari arriva al 25,4% del totale, contro il 17,7% del Nord-ovest e il 19,8% della media nazionale. Nel Nord sono invece più elevate le quote per ristorazione e alloggio, 6,9% nel Nord-ovest e 6,8% nel Nord-est.
Affitti e mutui: 4,8 milioni di famiglie in locazione
Sul fronte abitativo, 4,8 milioni di famiglie, pari al 18,1% del totale, paga un affitto, con un canone medio di 438 euro mensili, in aumento del 3,6% rispetto all'anno precedente. I nuclei proprietari che sostengono un mutuo sono circa 3,4 milioni, il 17,6%, con una rata media di 565 euro, in diminuzione del 2,7%. Cresce la spesa delle famiglie unipersonali, salita del 7,2% a 2.070 euro mensili, con un incremento dell'8,4% tra gli anziani soli. La spesa delle famiglie composte soltanto da italiani è di 2.859 euro al mese, contro i 2.074 euro delle famiglie con almeno uno straniero: un divario di 785 euro, pari al 38%, che si allarga rispetto ai 680 euro del 2024. Sul fronte della disuguaglianza, il quinto più povero della popolazione sostiene l'8,2% della spesa totale, mentre il quinto più ricco ne assorbe il 39,2%.
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