Il dopo Pioli alla Fiorentina, tra rabbia della curva e il futuro con Galloppa
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Redazione Sport
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L'ultima, desolante immagine di Stefano Pioli che si allontana da solo verso gli spogliatoi, mentre il resto della squadra si raccoglie sotto la curva Fiesole a ricevere – seppur tra fischi e polemiche – l'ultimo sfogo di un tifo esasperato, ha rappresentato la fine più eloquente di qualsiasi comunicato ufficiale. Una scena che, per quanto brutta, fotografava senza possibilità di appello una frattura ormai insanabile, un rapporto di fiducia spezzato del quale, è bene dirlo, il mister ha portato una parte di responsabilità comportandosi in quel modo, anche se in quel momento poteva sentirsi tradito. La dirigenza, dal canto suo, ha agito dopo un braccio di ferro protrattosi a lungo, soprattutto sulla questione della buonuscita che l'allenatore, stando alle ricostruzioni, si è rifiutato fino all'ultimo di firmare, preferendo di gran lunga l'esonero alle dimissioni.
L'era di Galloppa, per ora
Con la squadra momentaneamente affidata a Daniele Galloppa, il quale – secondo quanto trapelato – potrebbe mantenere la guida della squadra non soltanto nella trasferta di Conference League a Mainz di giovedì, ma anche nella successiva e non meno impegnativa sfida di campionato contro il Genoa. Una scelta di transizione, la sua, che consente alla società di guadagnare quel prezioso tempo necessario per operare una scelta più ponderata e definitiva per la panchina, valutando con calma i diversi profili che sono emersi in queste ore caldissime.
Il casting per la panchina viola
Mentre la squadra, si dice, spingerebbe per un ritorno di Raffaele Palladino, il cui richiamo varrebbe la pena di essere seriamente considerato, il ventaglio di possibili candidati appare piuttosto ampio e include nomi di un certo spessore come quello di Paolo Vanoli, senza dimenticare le voci che ruotano attorno alla figura di Alessandro Nesta. Un nodo che la dirigenza si troverà a dover sciogliere nell'arco di questa settimana, cercando di individuare la personalità giusta a cui affidare le sorti della squadra per il finale di stagione, in un contesto dove la classifica, con l'ultimo posto in solitaria, parla da sé.
Le reazioni della Fiesole
A chiudere drammaticamente la "telenovela", come molti l'hanno definita, è stato poi uno striscione apparso in curva, duro e diretto, che recitava testualmente: "Amore sì...ma per la buonuscita. Addio merda!". Un messaggio che, al di là della sua crudezza, sintetizza la rabbia e la delusione di una tifoseria che ha visto svanire le aspettative di un intero ciclo, lasciando il posto a un amaro risentimento e alla speranza di un nuovo inizio, il quale non potrà prescindere dalla scelta del prossimo allenatore.




