Vertice a Palazzo Chigi sulla crisi nel Golfo, Mattarella convoca il Consiglio supremo di difesa
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Redazione Interno
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La macchina della sicurezza nazionale italiana si è messa in moto con una rapidità che non si vedeva dai tempi dell’invasione russa in Ucraina, e lo ha fatto convocando non uno, ma due distinti livelli di confronto istituzionale nel giro di pochi giorni. Mentre il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha diramato la convocazione per il Consiglio supremo di difesa, che si riunirà venerdì 13 marzo, a Palazzo Chigi si è già tenuto un vertice operativo ristretto che ha visto seduti allo stesso tavolo il ministro della Difesa Guido Crosetto, il sottosegretario alla Presidenza con delega all’Intelligence Alfredo Mantovano, e i vertici delle Forze armate e dei servizi segreti. L’incontro di ieri mattina, di cui fonti di governo hanno riferito solo a cose fatte, aveva un ordine del giorno preciso e urgentissimo: fare il punto, senza filtri e senza sconti, sugli aspetti squisitamente militari e informativi legati alla crisi che sta infiammando l’area del Golfo Persico, dove l’escalation tra Iran, Stati Uniti e Israele ha ormai raggiunto livelli di tensione altissimi.
Se il vertice di Palazzo Chigi aveva un carattere più tecnico e immediato, finalizzato alla gestione delle informazioni e delle possibili contromisure sul breve periodo, la convocazione del Consiglio supremo di difesa da parte del Capo dello Stato sposta il baricentro della discussione su un piano più alto, quello delle scelte di indirizzo politico-costituzionale. Non si tratta, lo hanno tenuto a precisare in molti, di una riunione di routine. L’ordine del giorno, che include la guerra in Iran e l’analisi della situazione internazionale con i suoi effetti sull’Italia, lascia presagire che si discuterà del ruolo che il nostro Paese intende giocare in questo delicatissimo scacchiere, e di come proteggere gli interessi nazionali da ricadute che potrebbero essere pesantissime, non solo in termini di sicurezza ma anche sul fronte energetico ed economico.
A monte di questi due importanti appuntamenti istituzionali, però, c’è una mossa che il ministro Crosetto aveva voluto con forza già nei giorni scorsi, una mossa che dice molto sulla percezione del pericolo da parte del governo. Sabato 7 marzo, il titolare della Difesa ha infatti convocato una “riunione d’emergenza” in videoconferenza con il Capo di Stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, il direttore nazionale degli Armamenti, ammiraglio di squadra Giacinto Ottaviani, e circa 130 rappresentanti dell’industria della difesa italiana. Una chiamata collettiva, una vera e propria mobilitazione del comparto, con un messaggio che Crosetto ha voluto fosse chiaro e diretto: non c’è più tempo per le logiche commerciali ordinarie, bisogna andare oltre i normali canoni di mercato, perché tutelare gli interessi nazionali, in questo momento, significa accelerare la produzione, tagliare i tempi, e mettere a disposizione del Paese tutto ciò che si ha, e subito.
L’obiettivo primario di quell’incontro con gli industriali era, ed è, duplice. Da un lato, come ha spiegato lo stesso ministro, si è trattato di condividere la complessa situazione geopolitica, con un focus particolare sul Medio Oriente, affinché le aziende capissero fino in fondo la gravità del momento. Dall’altro, Crosetto ha sollecitato l’industria a segnalare immediatamente tutte le disponibilità operative, i programmi in fase di finalizzazione e ogni iniziativa utile a rafforzare in tempi brevissimi la difesa nazionale, con un’enfasi specifica su quella aerea. In un contesto in cui gli attacchi con droni e missili balistici sono all’ordine del giorno, e le difese dei Paesi del Golfo sono messe a dura prova, l’Italia vuole capire cosa ha in magazzino e cosa può produrre in fretta, non solo per sé ma anche per i propri alleati.




