Quattro corpi carbonizzati ad Amendolara sulla statale Jonica: inquirenti al lavoro per identificare le vittime

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non un incidente stradale, stando alle prime e ancora frammentarie ricostruzioni, bensì un rogo che avrebbe avvolto un’auto ferma all’interno di un’area di servizio: è questa la drammatica cornice entro cui si colloca il ritrovamento di quattro corpi carbonizzati lungo la Strada Statale 106 Jonica, nel territorio di Amendolara, in provincia di Cosenza. L’allarme è scattato nel pomeriggio, quando alcuni automobilisti di passaggio hanno segnalato un veicolo – un monovolume, secondo le prime informazioni – avvolto dalle fiamme presso un distributore di carburante IP.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che durante le operazioni di spegnimento hanno fatto la macabra scoperta: all’interno dell’abitacolo, reso irriconoscibile dal calore, si trovavano i resti di quattro persone.

Chiusa la statale in entrambe le direzioni per i rilievi

La tragedia, che ha sconvolto la comunità locale e i viaggiatori solitamente abituati a percorrere quel tratto di strada ad alta densità di traffico, ha imposto la chiusura temporanea della carreggiata dal km 394,500 al km 395,200; una misura, questa, resa necessaria per consentire agli investigatori di effettuare i rilievi del caso in assoluta sicurezza.

Sul posto, oltre ai vigili del fuoco che hanno ormai domato le fiamme, stanno operando gli agenti della Squadra mobile e i carabinieri, i quali – coordinati dalla procura competente – stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica degli eventi. Le cause del rogo, va da sé, rimangono al momento in fase di accertamento: non si esclude alcuna pista, né quella accidentale né, tantomeno, quella dolosa.

Sulle vittime l’ipotesi dei braccianti agricoli migranti

Per quanto riguarda l’identità delle quattro vittime – i cui corpi, ridotti in condizioni tali da rendere necessario il ricorso all’esame del Dna, sono stati rimossi e trasferiti all’obitorio – gli inquirenti stanno lavorando su un’ipotesi forte, sebbene ancora da verificare con rigore.

Secondo i primi accertamenti, si tratterebbe di migranti, probabilmente braccianti agricoli impiegati nella raccolta stagionale nelle campagne della fascia ionica cosentina; una manodopera, quella dei lavoratori stagionali, spesso invisibile ai controlli e priva di tutele, che si sposta con mezzi di fortuna tra un appezzamento e l’altro. Nessun documento di riconoscimento sarebbe stato finora rinvenuto all’interno del veicolo distrutto, circostanza che complica notevolmente il lavoro degli investigatori.

Indagini in corso: si attendono i primi riscontri tecnici

Le operazioni di sopralluogo, coordinate tra polizia e carabinieri, si concentrano ora sull’analisi dei resti del monovolume e sull’eventuale presenza di tracce di acceleranti di fiamma; gli accertamenti della polizia scientifica, che ha già acquisito diversi reperti nella zona dell’area di servizio, potrebbero richiedere giorni prima di fornire risposte definitive.

La magistratura, nel frattempo, ha aperto un fascicolo d’inchiesta – al momento contro ignoti – per omicidio e distruzione di cadavere, senza però escludere la pista di un tragico incidente legato a un guasto meccanico o a una fuga di carburante. Sulla statale 106, tristemente nota per l’elevato numero di sinistri mortali, torna così il buio di una strage che chiede giustizia e verità, mentre i corpi delle quattro vittime attendono di essere restituiti a un nome e a una storia.

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