Il mistero di Denisa e quei 12 giorni di silenzio: l’ultima traccia lasciata da una cella telefonica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono passati dodici giorni da quando Denisa Maria Adas, trentenne rumena residente a Prato, è scomparsa nel nulla, e le indagini proseguono senza esclusione di colpi. Gli inquirenti, che lavorano al caso con meticolosità, ritengono che la donna sia stata rapita nella notte tra il 15 e il 16 maggio da un gruppo di connazionali. Le ipotesi avanzate finora sono diverse: potrebbe trattarsi di una punizione inflitta per motivi ancora oscuri, di un tentativo di costringerla a lavorare sotto il controllo di altri, o persino di una vendetta legata alla sua attività di escort. Quest’ultima possibilità, tuttavia, appare al momento la meno plausibile.

Quella sera, prima di sparire, Denisa aveva parlato a lungo con la madre, Maria Cristina Paun, in una chiamata conclusasi alle 23.30. Poi, più nulla. Le uniche tracce rimaste sono due segnali di traffico telefonico partiti dal suo cellulare nelle ore successive, elementi che gli investigatori stanno analizzando con attenzione. Quei brevi contatti, avvenuti in un lasso di tempo ristretto, potrebbero rappresentare l’ultimo indizio utile per ricostruire i suoi movimenti.

Un dettaglio non trascurabile riguarda il fatto che i telefoni, spenti per ore, siano stati riaccesi nella stessa notte della scomparsa. Un’anomalia che fa pensare a un tentativo di coprire le tracce o, al contrario, a un errore da parte di chi avrebbe potuto avere interesse a portarla via con la forza. Tra i nomi emersi nelle ultime ore, spicca quello di un connazionale con cui Denisa avrebbe avuto un contatto telefonico poco prima di svanire nel buio.

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