Caldo record al Tour de France, per la prima volta una tappa accorciata per la canicule
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Redazione Sport
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La prima volta nella storia della Grand Boucle. Per oltre un secolo il Tour de France aveva modificato il proprio percorso a causa di neve, grandine o maltempo, ma mai il caldo era stato così implacabile da costringere gli organizzatori a tagliare chilometri.
Oggi, domenica 12 luglio, la nona tappa da Malemort a Ussel è stata accorciata di trenta chilometri a causa dell'ondata di calore eccezionale che sta colpendo la Francia, con temperature che lungo il tracciato hanno raggiunto picchi di 43 gradi e una media che, ormai da nove giorni, supera i trentacinque gradi nella zona del Massiccio Centrale.
Una decisione senza precedenti per la sicurezza dei corridori
Il percorso originario prevedeva 185,5 chilometri, ma l'allerta rossa di Météo-France per il dipartimento della Corrèze ha spinto l'organizzazione a ridurre la distanza a 155,5 chilometri, posticipando la partenza alle 13.45. Nella nota ufficiale, gli organizzatori hanno spiegato che la modifica, che prevede una deviazione del tracciato subito dopo Brive-la-Gaillarde per ricongiungersi al percorso originale a Lanteuil, era resa necessaria per permettere lo svolgimento della corsa in condizioni compatibili con il livello di massima allerta.
Già nei giorni scorsi l'Uci, l'Unione Ciclistica Internazionale, aveva aggiornato il protocollo per le temperature estreme consentendo un maggior numero di borracce, ma la situazione è apparsa subito critica. Si calcola che durante questa tappa siano stati consumati oltre un quintale di ghiaccio, con le squadre che hanno utilizzato più di duecento litri d'acqua ciascuna per rinfrescare i corridori, senza contare l'uso di giubbotti refrigeranti e docce lungo il percorso.
Pogacar: "Cambierei i calendari, niente gare a luglio e agosto"
La maglia gialla Tadej Pogacar ha affrontato l'emergenza climatica con parole nette nel corso della conferenza stampa. Interpellato sull'argomento, il leader sloveno ha dichiarato senza mezzi termini che, se avesse il potere di modificare i calendari, eliminerebbe le corse nei mesi di luglio e agosto nelle località più calde, adottando un programma completamente diverso. Secondo quanto riportato, l'idea di anticipare le partenze alle dieci del mattino non lo convince: "Per me alle dieci non cambia nulla perché poi si arriva nel pieno del caldo. oggi siamo arrivati e abbiamo concluso con temperature molto più fresche rispetto alla partenza. Quindi bisognerebbe partire alle otto o alle nove del mattino, o anche prima. Penso che il corpo possa adattarsi anche a questo: svegliarsi alle cinque del mattino e affrontare una tappa alle otto". Lo sloveno ha comunque riconosciuto l'efficacia delle strategie della sua squadra per gestire il caldo estremo, dichiarandosi soddisfatto del lavoro svolto per raffreddare l'organismo.
Le proteste del sindacato e la proroga del tempo massimo
La decisione di accorciare la tappa, pur definita "comprensibile e responsabile" dal sindacato dei corridori (CPA), non ha placato le preoccupazioni del gruppo. Nelle ore precedenti la frazione, sono stati intensificati i colloqui con Aso, la società organizzatrice, e con l'Uci per ottenere misure più stringenti.
L'accordo raggiunto ha portato a un'estensione straordinaria del tempo massimo per concludere la tappa, che nelle frazioni di media montagna viene calcolato tra il 14% e il 18% rispetto al tempo del vincitore: grazie all'aumento aggiuntivo del due per cento, il limite è stato spinto fino al 20%.
Il CPA ha inoltre chiesto con urgenza che vengano avviate discussioni durante l'inverno per trovare soluzioni di lungo periodo e ha ribadito la necessità di rivedere gli orari di partenza delle gare estive, sottolineando che, alla luce della crescente frequenza delle ondate di calore, sarà fondamentale adattare il ciclismo alle nuove realtà climatiche per tutelare la salute degli atleti.




