Giuli e la lite con Salvini: «Ma oggi mi dedico alle mondine»
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Redazione Interno
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Il giorno dopo lo scontro frontale in consiglio dei ministri con Matteo Salvini, Alessandro Giuli sceglie una via inaspettata per uscire dal tumulto della cronaca politica. Lui che fino a poche ore prima si trovava al centro di un acceso scambio di vedute – alcune fonti parlano di vere e proprie reciproche minacce verbali – con il leader della Lega, adesso vuole parlare soltanto del Primo Maggio, quasi a voler spostare l’asse del discorso pubblico dalle beghe di palazzo alla celebrazione, per quanto rituale, dei lavoratori. Pubblica così, sui suoi profili social, una foto evocativa: quella delle mondine nelle risaie, le stesse che ispirarono la celebre canzone «Sciur padrun da li beli braghi bianchi» interpretata da Gigliola Cinquetti. Il commento che accompagna lo scatto è volutamente scarno, quasi lapidario: «È un omaggio ai lavoratori fuori dalla retorica». Una frase che suona, nell’economia del gesto, come una dichiarazione di intenti.
La giornata «fuori dalla retorica» e la rogna della Biennale sullo sfondo
Fuori dalla retorica, Giuli vorrebbe lasciare tutto: la polemica appena trascorsa, le frizioni con i colleghi di governo, e persino quella «rogna» della Biennale che continua a rimanere, minacciosa, sullo sfondo delle sue giornate. Perché, come si evince dal suo comportamento, l’uomo non ha alcuna intenzione di alimentare ulteriormente lo scontro; anzi, la sua strategia appare chiara nella sua stessa essenzialità. Dedicarsi ai lavoratori, in questo frangente, significa per lui anche dedicarsi a quelle immagini di fatica collettiva che nulla hanno a che vedere con i salotti del potere. Eppure, il contesto in cui si muove è tutt’altro che tranquillo. Proprio mentre Meloni sceglie il primo maggio per celebrare «chi manda avanti l’Italia» – con una frase che diventa subito titolo di un servizio del TG4 – lo stop delle imbarcazioni della Sumud Flotilla da parte della marina israeliana ha infiammato la polemica politica e riacceso, quasi per contrappasso, un odio nelle piazze che sembrava sopito.
Il caso Stasi, l’interrogatorio Sempio e il piano casa del governo
A tenere banco, in queste ore, non sono solo le traversie dei ministri. L’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, ha lasciato intendere di stare valutando una possibile revisione del processo che ha condannato il suo assistito, un’apertura che nel mondo giudiziario non è passata inosservata. Parallelamente, l’avvocato di Andrea Sempio, Liborio Cataliotti, ha confermato senza mezzi termini la presenza del suo cliente all’interrogatorio fissato per il prossimo 6 maggio. Sono dettagli non secondari, che tengono alta l’attenzione su vicende giudiziarie destinate a riaccendersi con il caldo della primavera. Intanto, dal fronte delle politiche abitative, il governo mette a segno quella che definisce «la più grande operazione degli ultimi decenni». Il piano casa Italia 2026 – un provvedimento che il consiglio dei ministri ha varato nel tentativo di trasformare un’emergenza strutturale in un’occasione di rigenerazione nazionale – prevede un programma decennale da dieci miliardi di euro. L’obiettivo è creare centomila nuovi alloggi, puntando soprattutto sul recupero dell’esistente e sull’attivazione di capitali privati.
Meloni in prima persona e lo scambio di pressioni tra Washington e Teheran
Giorgia Meloni, per l’occasione, non si è risparmiata. Lo aveva anticipato a metà aprile durante la sua visita alla cinquantottesima edizione del Vinitaly a Verona, dove aveva concesso un punto stampa molto accogliente, senza fretta, tra gag con i giornalisti e selfie con gli avventori. «Ma non è che Meloni ha cambiato approccio?», si chiedeva allora un collega. A distanza di poco più di due settimane, senza voler entrare nel merito delle sue strategie, il dato fattuale è incontrovertibile: la presidente del consiglio sembra decisamente più incline a metterci la faccia in prima persona. Sul fronte internazionale, invece, continuano a registrarsi tensioni di segno opposto: è scambio di minacce tra la Casa Bianca e gli ayatollah, con Trump alla Casa Bianca ormai da più di un anno, un dettaglio che non fa più notizia ma che definisce lo scenario geopolitico. La marina israeliana ha bloccato le imbarcazioni della Sumud Flotilla, e la reazione politica non si è fatta attendere, alimentando un clima di scontro già incandescente.




