Il cdm approva il piano casa: 100mila alloggi in dieci anni, ma nel consiglio dei ministri scoppia la lite Salvini-Giuli
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Redazione Interno
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Non era mai accaduto, almeno con questa intensità, che le pareti di Palazzo Chigi dovessero contenere un diverbio così acceso da far vibrare gli stipiti. Eppure, giovedì 30 aprile, mentre il Consiglio dei Ministri si riuniva per dare il via libera a un provvedimento definito «so e articolato» – così l’ha presentato la presidente Giorgia Meloni in conferenza stampa – la tensione è esplosa tra due esponenti di spicco della maggioranza. Da un lato il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, dall’altro il titolare della Cultura Alessandro Giuli, entrambi chiamati a confrontarsi sul nuovo Piano Casa, un pacchetto di misure pensato per arginare quella che ormai viene definita un’emergenza abitativa. Le loro voci, riportate da fonti presenti in sala, si sono sovrapposte fino a diventare urla: «Raderei al suolo le soprintendenze», ha tuonato Salvini. «Vallo a dire in tv», la replica secca di Giuli. Un faccia a faccia che ha rischiato di far deragliare la discussione, prima che la premier riprendesse il controllo della riunione.
Dieci miliardi e centomila alloggi: i numeri del provvedimento
Al netto dello scontro politico – che pure ha segnato la giornata – il provvedimento approvato dal Cdm (riunitosi sotto la presidenza Meloni con il sottosegretario Alfredo Mantovano come segretario) ha una portata concreta e immediata. L’obiettivo dichiarato è quello di incrementare l’offerta di alloggi, agendo su due fronti distinti ma complementari. Da un lato, un programma di riqualificazione del patrimonio pubblico di edilizia residenziale pubblica (Erp) e di quella sovvenzionata; dall’altro, un pacchetto di interventi per promuovere l’edilizia integrata. Le cifre parlano chiaro: l’esecutivo punta a rendere disponibili centomila tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati nell’arco dei prossimi dieci anni. Per farlo, sono stati stanziati finanziamenti pubblici fino a dieci miliardi di euro, una cifra alla quale – ha spiegato la stessa Meloni – si andranno ad aggiungere gli investimenti privati. Un’operazione, insomma, che il governo considera strategica e che arriva dopo mesi di pressing da parte dei sindaci.
La posizione dell’Anci e il pressing sulle politiche abitative
Proprio l’Anci, del resto, non ha mai nascosto la propria preoccupazione per la crisi della casa, né ha mancato di sollecitare Palazzo Chigi. Il presidente dell’associazione, Manfredi, ha sottolineato come l’Anci si sia fatta parte attiva già da due anni, presentando proposte e raccogliendo progetti, oltre a promuovere misure di semplificazione nel campo delle politiche abitative. Un lavoro, quello dei comuni, che ha spinto anche in ambito europeo affinché il tema della casa diventasse una priorità per i governi nazionali. Da qui l’apprezzamento per il nuovo Piano Casa, giudicato una «risposta utile a una emergenza» reale. Non senza, però, un avvertimento implicito: bisognerà mantenere un equilibrio tra controllo della spesa e investimenti, anche attraverso le risorse destinate alle infrastrutture. Un delicato bilanciamento che il governo dovrà dimostrare di saper gestire nei prossimi anni.
Un faccia a faccia che racconta le frizioni della maggioranza
Se il contenuto tecnico del piano è ora sul tavolo, il ricordo della seduta resterà legato a quelle urla che si sono sentite dall’anticamera, rimbombando nei corridoi di un palazzo che di litigi ne ha visti tanti, ma forse non così espliciti tra due esponenti della stessa compagine governativa. Salvini e Giuli, rispettivamente leader della Lega e uomo di punta di Fratelli d’Italia alla Cultura, hanno trasformato il confronto sul piano casa in un faccia a faccia durissimo. «Non processeremo le soprintendenze!», ha gridato Giuli. «Io le raderei al suolo!», ha replicato il ministro leghista. Un botta e risposta che non ha avuto conseguenze immediate sull’approvazione delle misure – il pacchetto è passato – ma che ha messo in luce le tensioni latenti all’interno della maggioranza su temi chiave come la semplificazione edilizia, il ruolo dei vincoli culturali e le priorità dell’agenda di governo. Nessun commento ufficiale è stato diffuso al termine della riunione, ma negli ambienti parlamentari si rincorrono già le ricostruzioni di quei minuti concitati.




