Israele, la notte dei missili iraniani su Arad e Dimona: edifici ridotti in macerie
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Redazione Esteri
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Le prime luci dell’alba, su Arad, hanno restituito il quadro di una devastazione che nella notte si era abbattuta senza preavviso. È lì, nel sud del Paese, e nella vicina Dimona, che i missili balistici a medio raggio lanciati dall’Iran hanno centrato aree residenziali, riducendo diversi edifici in macerie. Un attacco, quello avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 marzo, che ha sorpreso i sistemi di difesa aerea israeliani: le intercettazioni, secondo quanto riferito dalle autorità locali, non sono riuscite a fermare i vettori, i quali hanno raggiunto il cuore del Negev a una distanza ravvicinata dal principale centro di ricerca nucleare del Paese.
L’impatto diretto e la risposta dei soccorsi
A essere state colpite sono state due città distinte ma accomunate dalla medesima furia. Ad Arad, un missile ha centrato in pieno una zona edificata; l’onda d’urto ha sventrato palazzi e gettato nel panico centinaia di residenti. Il centro medico Soroka, dove sono stati trasferiti i feriti, ha diramato un primo bilancio clinico: 115 le persone rimaste ferite, un numero che comprende anche una bambina di 5 anni le cui condizioni – come scrive il Times of Israel – hanno richiesto cure immediate. Di queste, nove versano in stato grave. Le immagini che arrivano dalla città mostrano cumuli di detriti e veicoli schiacciati sotto il peso delle strutture crollate.
Il video dall’abitazione di Dimona e il secondo bilancio dei feriti
A Dimona, invece, la violenza dell’attacco è stata documentata da un video girato all’interno di una casa privata: le riprese, diventate virali in poche ore, catturano l’istante esatto in cui un missile buca il cielo e si abbatte su un quartiere, generando un boato impressionante seguito da una colonna di polvere e detriti. La telecamera, posizionata forse su un davanzale o tenuta in mano da un residente, ha immortalato il panico immediato che si è scatenato tra le mura domestiche, mentre fuori l’esplosione sconquassava le strutture vicine. Le autorità locali, al termine delle prime verifiche, hanno quantificato in almeno 54 i feriti di questa parte dell’operazione, molti dei quali trasportati in ospedale in condizioni serie.
Il fallimento della difesa aerea e le aree strategiche colpite
L’episodio ha messo in luce una vulnerabilità che i vertici militari dovranno ora analizzare nei dettagli. Nonostante la dotazione tecnologica considerata tra le più avanzate al mondo, lo scudo rappresentato dall’Iron Dome non è stato sufficiente a proteggere il territorio da questi specifici vettori. L’intercettazione è fallita, e i missili hanno colpito obiettivi civili a poca distanza da installazioni strategiche per il programma nucleare israeliano. Un dettaglio, quest’ultimo, che aggiunge ulteriore complessità alla valutazione dell’accaduto, collocando l’azione in una geografia militare estremamente sensibile.
Un attacco su due fronti civili e la condizione dei minori
Il quadro dei feriti restituisce anche la dimensione familiare della tragedia: tra le vittime di Arad vi è una bambina di 5 anni, mentre a Dimona sono rimasti coinvolti un bambino di 10 anni e altre venti persone che i servizi di emergenza hanno dovuto estrarre dai rottami. I numeri diffusi in momenti diversi – 115 feriti complessivi ad Arad, 54 a Dimona, con alcune fonti che nei primissimi minuti avevano parlato di circa venti feriti per quest’ultima località – convergono ora nel delineare un quadro di dimensioni ingenti. Il missile che ha centrato Dimona, in particolare, è stato descritto dagli analisti come un esemplare a medio raggio, capace di viaggiare a velocità ipersonica prima di precipitare su un’area densamente abitata, lasciando dietro di sé solo detriti e l’urlo delle sirene.




