Incendio nel Varesotto, le fiamme lambiscono le case e la macchina dei soccorsi si prepara alla seconda notte
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Redazione Interno
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Sono ore di fuoco, letteralmente, per il territorio boschivo che circonda Laveno Mombello, in provincia di Varese. Da sabato pomeriggio, quando le prime lingue di fuoco sono state avvistate nella zona di Monteggia, la macchina antincendio si è mobilitata senza sosta, cercando di arginare un rogo che, alimentato dal vento e dalla siccità dei sottoboschi, ha rapidamente cambiato volto e dimensioni. Le immagini catturate dall’elicottero dei Vigili del Fuoco, quelle che mostrano il fumo alzarsi compatto sopra le cime degli alberi, raccontano meglio di qualsiasi rapporto la violenza di un fronte che, a tratti, si è spinto fin quasi a ridosso delle abitazioni civili. Non si contano più solo le fiamme, ma le ore di lavoro ininterrotto di decine di uomini, divisi tra terra e cielo, per impedire che il disastro ambientale si trasformasse in una tragedia annunciata.
L’assalto dal cielo con canadair ed elicotteri, mentre a terra si prepara il presidio notturno
La strategia di contenimento, come spesso accade in questi frangenti quando la conformazione del territorio è impervia, ha puntato subito sull’attacco aereo. Fin dalle prime ore del mattino successivo allo scoppio dell’incendio, è stato attivato il velivolo Canadair CAN18, un colosso della flotta aerea nazionale decollato dalla base di Genova e visto in azione sui cieli del Varesotto per scarichi massicci di liquido ritardante. In supporto a questo intervento, che richiede una logistica precisa e spazi aerei dedicati, si è mosso anche un elicottero regionale antincendio, fondamentale per colpire i focolai più difficili da raggiungere. Nel corso del pomeriggio, il vento si è però leggermente alzato, causando una ripresa della propagazione nella zona verso i Pizzoni di Laveno; un evento che ha costretto i coordinatori a richiamare in volo anche l’elicottero Erickson, una macchina pesante entrata in azione per gettare acqua sulla vegetazione in fiamme mentre il buio si avvicinava. A terra, l’impegno non è mai calato: Vigili del Fuoco e il COAV (il gruppo antincendio boschivo della Comunità Montana Valli del Verbano) hanno preparato le operazioni per l’arrivo della notte, consapevoli che il buio ferma i mezzi aerei ma non il fuoco che striscia tra gli sterpaglia.
L’evacuazione precauzionale e la paura a pochi metri dalle mura domestiche
Nonostante il dispiegamento di forze imponente, la realtà del fuoco ha mostrato il suo lato più minaccioso quando le fiamme hanno superato il confine del bosco puro. Nella tarda serata di sabato, la situazione è divenuta critica per due nuclei familiari residenti nella zona alta di Monteggia; le autorità hanno disposto l’evacuazione precauzionale delle loro abitazioni, poiché il fronte, risalendo verso la vetta del Monte Cristo, aveva iniziato a lambire le recinzioni e i giardini. Il rogo, alimentato da una brezza che sembrava giocare a nascondino con i pompieri, ha messo a dura prova il perimetro di sicurezza. Eppure, in mezzo a questa tensione, emerge la voce di chi ha scelto di restare per aiutare. Eliana, residente della zona che tra pochi giorni spegnerà ottanta candeline, ha raccontato di aver visto il fuoco “proprio dietro casa”, a pochi metri dal muretto della sua proprietà. La sua casa, situata all’imbocco del sentiero che collega Monteggia a Vararo, è diventata una base operativa improvvisata per i soccorsi; lei stessa ha rivelato di non aver mai avuto paura, non solo per coraggio, ma perché conosce il lavoro di chi indossa la divisa, avendo fatto parte in passato della squadra antincendio locale.
L’attesa per il nuovo giorno e il ricordo di un passato di sacrifici
Mentre la notte scendeva su Laveno Mombello, il centro di coordinamento ha dovuto fare i conti con l’impossibilità tecnica di far volare i mezzi pesanti al buio, lasciando agli uomini a terra il compito di presidiare le aree più calde e monitorare le braci. I preparativi per quella che è stata definita la “seconda notte” di fuoco sono scattati con il rifornimento dei mezzi e il turnover dei volontari, in un meccanismo che ormai si ripete a ciclo continuo. Per molti degli operatori presenti, quella di Laveno non è una novità assoluta; lo sa bene Eliana, che ha ricordato un episodio simile verificatosi circa quarant’anni fa, quando non esistevano né elicotteri né canadair a gettare acqua dall’alto. “Si faceva tutto a mano”, ha spiegato, paragonando la tecnologia di oggi con la fatica fisica di ieri. Il fuoco, quello vero, è stato tenuto lontano dalle case grazie a una reazione rapida che ha unito professionalità e volontariato, ma il bilancio dell’area bruciata resta pesante, con ettari di patrimonio boschivo ridotti in cenere in poche ore.




