Incendio nel Varesotto, la macchina dei soccorsi si prepara alla seconda notte tra fiamme e vento
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Redazione Interno
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Squadre a terra e mezzi aerei continuano a operare senza sosta nel territorio boschivo di Laveno Mombello, in provincia di Varese, dove un vasto incendio sta divorando ettari di vegetazione nella zona di Monteggia. Le operazioni di spegnimento, coordinate dai Vigili del Fuoco e dal COAV (il gruppo antincendio boschivo della Comunità Montana Valli del Verbano), hanno richiesto l’attivazione di una flotta aerea imponente: un Canadair, il CAN18 della flotta nazionale decollato dalla base di Genova, sta effettuando lanci mirati, supportato da un elicottero regionale antincendio e da un Erickson, rientrato in azione nel pomeriggio per gettare acqua dall’alto sulle aree ancora in fiamme.
L’evoluzione del fronte e il presidio notturno
Nonostante gli sforzi massicci, la situazione rimane in continua evoluzione e, come spesso accade in questi frangenti, le condizioni meteorologiche giocano un ruolo decisivo. Nel tardo pomeriggio, infatti, un leggero ma fastidioso alzarsi del vento ha causato una preoccupante ripresa della propagazione del fuoco, spingendo le fiamme verso la zona dei Pizzoni di Laveno. Le squadre di soccorso, consapevoli che il buio imminente avrebbe limitato l’operatività dei velivoli (come effettivamente accaduto con la sospensione dei sorvoli serali), hanno progressivamente riadattato le proprie strategie, preparandosi logisticamente ad affrontare quella che viene già definita la “seconda notte” consecutiva di fuoco. Un lavoro certosino e silenzioso, quello dei volontari e dei professionisti a terra, che presidiano le aree più esposte per evitare che le abitazioni vengano raggiunte dalle lingue di fuoco.
La base operativa nel cuore dell’emergenza
Tra le centinaia di metri quadri di bosco carbonizzato e il fumo che ancora offusca la visuale, c’è chi ha visto le fiamme arrivare a lambire il proprio giardino, trasformando la paura in un sentimento di fiducia nei confronti di chi indossa la divisa. Eliana, una residente la cui casa si trova all’imbocco del sentiero che collega Monteggia a Vararo, racconta di aver osservato il fuoco “proprio dietro casa” già dalla sera del 4 aprile. La sua abitazione, paradossalmente, è diventata il fulcro logistico dell’operazione di spegnimento, la base operativa dove vigili e volontari si fermano per riorganizzare le sortite. Nonostante la vicinanza estrema delle fiamme – che lei descrive come arrivate “al muretto” – Eliana confessa di non aver mai provato timore, certa del lavoro di protezione svolto dalle squadre, un lavoro che definisce “non solo un impiego, ma una vocazione”.
L’impegno delle squadre a terra
Mentre l’elicottero Erickson riprendeva quota nel pomeriggio per supportare le operazioni dall’alto, a terra il lavoro non si è mai fermato. I volontari del gruppo comunale della Protezione Civile di Laveno Mombello, integrati nel dispositivo provinciale, hanno lavorato spalla a spalla con i vigili del fuoco per arginare la furia delle fiamme, favorite dalla siccità del sottobosco. La macchina dei soccorsi, rodata da anni di esperienza sul territorio prealpino, ha risposto presente fin dalle prime ore del mattino, dimostrando una capacità di coordinamento che tiene insieme mezzi pesanti come i Canadair e l’umanità di chi, come Eliana, ha aperto le porte di casa propria per offrire un riparo a chi combatte il fuoco.




