La protesta dei precari del Cnr, tra tende a Roma e appelli da tutta Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Sala Volterra della sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma, il 10 dicembre, ha fatto da scenario a un incontro tanto atteso quanto teso, dove le delegazioni sindacali e quelle dei Precari Uniti hanno incontrato la massima dirigenza dell’ente. I rappresentanti dei lavoratori a termine, i quali hanno preso per primi la parola, hanno descritto con toni asciutti e determinati la situazione critica che minaccia non solo le loro carriere individuali, ma interi progetti di ricerca finanziati da ingenti investimenti pubblici. L’assenza di risorse dedicate, hanno spiegato, rischia di mandare in fumo competenze, attività e infrastrutture di vitale importanza, vanificando gli sforzi compiuti negli anni.

Un accampamento simbolo di una condizione diffusa

All’esterno del palazzo, il messaggio prendeva una forma ancora più concreta e visibile: una dozzina di tende da campeggio, simili a igloo, presidiano l’ingresso in un accampamento diventato emblema della protesta. Quella installazione, organizzata dal collettivo “Precari Uniti Cnr”, racconta di una precarietà strutturale che affligge ormai un terzo dell’organico totale, con numeri che impressionano: circa quattromila persone, su un totale di novemila dipendenti stabili, operano infatti con contratti a termine, molti dei quali direttamente coinvolti nei fronti più avanzati dell’attività scientifica. Una presenza massiccia, quella dei precari, che rende l’ente dipendente da un esercito di professionisti senza i quali, semplicemente, molte ricerche non potrebbero proseguire.

La mobilitazione supera i confini della capitale

La voce della protesta, peraltro, non risuona solo nel centro di Roma, ma si diffonde capillarmente in tutto il paese, coinvolgendo sedi periferiche e regionali che vivono le stesse difficoltà. A Ferrara, ad esempio, una trentina di unità di personale – tra ricercatori, tecnologhi e amministrativi – partecipa idealmente e concretamente alla mobilitazione, chiedendo a gran voce che la legge di bilancio destini fondi specifici per le stabilizzazioni e per una programmazione certa dei concorsi. Di questi, una decina sono precari in senso stretto, ricercatori a tempo determinato e assegnisti, il cui futuro professionale è appeso al filo del rinnovo contrattuale, in una condizione di incertezza che logora e destabilizza il lavoro quotidiano nei laboratori.

Il sostegno politico istituzionale arriva dalle regioni

Un segnale politico di sostegno, intanto, è giunto dall’Umbria, dove l’Assemblea legislativa regionale ha approvato all’unanimità una mozione a favore dei lavoratori precari del Cnr operanti nel territorio. La prima firmataria del testo, nel commentare il voto, ha sottolineato come l’iniziativa confermi l’attenzione verso un settore strategico come la ricerca pubblica e verso la dignità di chi, ormai da anni, contribuisce allo sviluppo scientifico senza poter contare su adeguate tutele occupazionali. Un passaggio che, al di là delle dichiarazioni di intenti, certifica come la questione della stabilizzazione abbia ormai una rilevanza che travalica i confini della semplice vertenza sindacale, investendo il tema più ampio della valorizzazione del capitale umano nella scienza italiana.

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