Spread, la crisi della Francia contagia l'Italia: tassi in rialzo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La crisi del debito francese si trasmette ai mercati obbligazionari europei e coinvolge anche l'Italia, mentre lo spread tra Francia e Germania sfiora i 140 punti base. Nella seduta del 7 ottobre, le vendite sui titoli di Stato hanno fatto salire sensibilmente i rendimenti delle obbligazioni francesi e italiane, in un clima di crescente preoccupazione per la sostenibilità dei conti pubblici e per l'aumento dei prezzi del petrolio. La Germania, nonostante le proprie difficoltà economiche, continua invece ad attirare gli investitori alla ricerca di titoli considerati più sicuri.

Parigi paga più di Roma: i rendimenti dei titoli di Stato

Il rendimento dei titoli francesi OAT a dieci anni ha raggiunto il 4,86%, con un aumento di 12 punti base rispetto alla seduta precedente. Il BTP italiano della stessa scadenza è salito al 4,62%, guadagnando 10 punti base, mentre il Bund tedesco è rimasto invariato al 3,47%. Il differenziale tra i titoli francesi e quelli tedeschi ha così raggiunto quota 139, contro i 115 punti dello spread italiano. Una differenza significativa: sui mercati obbligazionari la Francia viene attualmente considerata più rischiosa dell'Italia, una situazione che mette in discussione i tradizionali equilibri finanziari dell'Eurozona.

La pressione su Parigi non nasce da una singola seduta. Nella settimana precedente, il premio al rischio francese aveva sfiorato i 160 punti base, raggiungendo livelli che non si vedevano dal 2012. Il debito pubblico del Paese si aggira intorno ai 3.500 miliardi di euro, vicino al 120% del prodotto interno lordo, mentre il disavanzo continua a superare il 5%. A pesare sulle valutazioni degli investitori sono anche l'instabilità parlamentare, le difficoltà nell'approvazione delle misure di risanamento e le elezioni presidenziali del 2027. Il rendimento decennale francese ha inoltre raggiunto, durante le recenti turbolenze, valori prossimi al 5%, tornando sui massimi dal 2002.

La debolezza dei conti francesi e il ruolo della Germania

Per decenni, il rapporto politico ed economico con Berlino ha rappresentato uno degli elementi fondamentali della posizione francese in Europa. La solidità finanziaria tedesca contribuiva a stabilizzare l'asse franco-tedesco, consentendo a Parigi di sostenere un ruolo centrale nelle decisioni economiche e strategiche dell'Unione. Il rallentamento dell'economia della Germania ha indebolito questo equilibrio, ma non ha eliminato la preferenza degli investitori per i suoi titoli pubblici. Nei momenti di maggiore incertezza, il mercato continua a distinguere nettamente tra il rischio associato al debito tedesco e quello attribuito ai Paesi con bilanci più fragili.

La situazione francese è aggravata dalle tensioni sociali provocate dalle politiche di contenimento della spesa. Le proteste di insegnanti, dipendenti pubblici e studenti hanno accompagnato il confronto sulle misure fiscali e sui tagli proposti dal governo. Sul piano economico, gli interventi sulle entrate e le restrizioni di bilancio incontrano le resistenze di un sistema caratterizzato da un'elevata spesa pubblica e da crescenti oneri per interessi. Le proiezioni della Banque de France indicano inoltre una traiettoria del rapporto debito/PIL che potrebbe avvicinarsi al 122% entro il 2028, in assenza di una correzione sufficiente dei conti.

Petrolio, banche e nuove pressioni sui mercati europei

Ad amplificare le vendite sulle obbligazioni è intervenuta la nuova impennata delle quotazioni energetiche. Il Brent ha superato i 104 dollari al barile, alimentando i timori di un'accelerazione dell'inflazione e di tassi d'interesse elevati più a lungo. L'aumento dei rendimenti comporta una diminuzione del prezzo delle obbligazioni già emesse, penalizzando gli investitori che le detengono in portafoglio. La pressione ha interessato anche altri mercati europei: i titoli di Stato britannici hanno raggiunto un rendimento del 5,44%, mentre quelli spagnoli si sono attestati al 4,12%.

Le tensioni si sono estese al settore bancario, particolarmente esposto alle oscillazioni del mercato obbligazionario. L'indice STOXX Europe Banks ha perso il 3,5% nella seduta del 7 ottobre, mentre istituti come Société Générale, Deutsche Bank, UniCredit e Intesa Sanpaolo hanno registrato ribassi superiori al 4%. Il calo riflette anche le preoccupazioni per le potenziali perdite di valore sui portafogli di titoli sovrani e per gli effetti del costo del denaro sul mercato immobiliare e sul credito. Il movimento ha coinvolto contemporaneamente banche francesi, tedesche e italiane, mostrando quanto siano stretti i collegamenti finanziari tra le principali economie europee.

Di fronte alle difficoltà di finanziamento, il ministro francese delle Finanze Roland Lescure ha dichiarato che Parigi sta valutando nuove emissioni di debito a breve termine, presentando l'ipotesi come una scelta strategica per adattarsi alle condizioni della domanda. Sul mercato si osservano intanto comportamenti differenti tra i grandi gestori internazionali: alcuni hanno ridotto l'esposizione ai titoli francesi, mentre altri, tra cui operatori come Aberdeen Investments e Schroders, hanno individuato opportunità di acquisto nelle obbligazioni europee colpite dalle vendite. La Banca centrale europea, durante questa fase di turbolenza, non ha annunciato interventi straordinari a sostegno dei titoli sovrani.

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