Ocse all'Italia: meno tasse sul lavoro e più sulla casa per risanare i conti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La strada indicata all'Italia dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, nel capitolo dedicato dell'*Economic Outlook* reso pubblico a dicembre, delinea una manovra di ampio respiro che intreccia rigore e riforme, le cui premesse si fondano su un quadro macroeconomico tutt'altro che esaltante. Pur mantenendo le previsioni di una crescita globale del 3,2% per l'anno in corso, con una successiva moderazione, l'Ocse ha infatti applicato un nuovo, ulteriore ritocco al ribasso per le prospettive nazionali, stimando ora un incremento del prodotto interno lordo pari a un magro 0,5% nel 2025, seguito da un +0,6% l'anno successivo e da un +0,7% nel 2027.

Il pilastro del consolidamento fiscale

Alla luce di questo scenario, che sconfessa clamorosamente gli annunci trionfalistici di una ripresa vigorosa diffusi in precedenza, il rapporto insiste con vigore sulla necessità di portare avanti il consolidamento fiscale, giudicato fondamentale per un paese che, è bene ricordarlo, presenta uno stock di debito pubblico tra i più elevati al mondo. Questo percorso, che passa inevitabilmente per il controllo della spesa, include in modo specifico la raccomandazione di mantenere politiche atte a contenere quella pensionistica, un capitolo di bilancio storicamente gravoso e sensibile, sul quale si sono infrante numerose ambizioni riformatrici del passato.

Lo spostamento del carico tributario

La raccomandazione più significativa e operativa, tuttavia, riguarda la struttura stessa del prelievo. L'Organizzazione, infatti, suggerisce esplicitamente una riduzione della tassazione applicata al lavoro, da compensare con un corrispondente aumento della fiscalità sugli immobili. Una simile manovra, tecnicamente definita come "shift" del carico tributario, punterebbe a due obiettivi paralleli: da un lato, alleggerire il costo del lavoro per le imprese e incrementare il reddito disponibile per i lavoratori, stimolando forse consumi e investimenti; dall'altro, attingere a una base imponibile, quella degli asset immobiliari, spesso considerata più stabile e meno distorsiva per la dinamica economica. Si tratta di una proposta che solleva dibattiti annosi, toccando temi come l'equità generazionale e la valutazione catastale degli immobili, senza contare l'impatto immediato sulle famiglie proprietarie di abitazioni.

Le opportunità nelle riforme strutturali

Oltre alla necessaria disciplina di bilancio, comunque, il documento individua anche ampi margini di miglioramento attraverso interventi di carattere strutturale. L'Ocse parla esplicitamente di "molte opportunità" in tal senso, riforme che, se ben calibrate, potrebbero innalzare il potenziale di crescita dell'economia italiana. Un simile risultato, se raggiunto, non produrrebbe solamente miglioramenti nei livelli di vita dei cittadini, ma contribuirebbe in modo organico e duraturo anche al consolidamento delle finanze pubbliche, creando un circolo virtuoso tra crescita del Pil e sostenibilità del debito. Il tutto mentre, sullo sfondo, le istituzioni internazionali vigilano affinché il disavanzo pubblico rimanga saldamente al di sotto della soglia del 3% del Pil, parametro che continua a rappresentare un riferimento cardinale nella governance economica europea.

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