BeOnd aggiunge voli dalle Maldive per Malpensa, ma per molti turisti resta l’odissea del rientro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre il conflitto in Medio Oriente, inaspritosi dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran, continua a tenere sotto scacco il traffico aereo su una delle rotte piú battute al mondo, qualche timido segnale di sollievo arriva per i migliaia di italiani bloccati nell’oceano Indiano. La compagnia aerea premium BeOnd, specializzata nei collegamenti con l’arcipelago delle Maldive, ha comunicato l’attivazione di voli aggiuntivi sulla rotta che collega Malé a Milano Malpensa, con posti effettivamente disponibili per i prossimi 10 e 11 marzo 2026. Una misura, questa, studiata per venire incontro a quei passeggeri – e sono tanti – che si sono visti sconvolgere i piani di viaggio dopo la chiusura dello spazio aereo di nazioni come Iran, Iraq, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, hub fondamentali per chi deve rientrare in Europa dall’Asia. L’operativo della compagnia, per garantire la continuità dei servizi da e per il vecchio continente, ha subito delle modifiche tecniche non indifferenti: per evitare di sorvolare aree ritenute a rischio, i velivoli in partenza da Milano, Monaco e Zurigo hanno sostituito lo scalo tecnico previsto a Red Sea, in Arabia Saudita, con lo scalo di Ashgabat, in Turkmenistan, una rotta alternativa che permette di aggirare il Golfo Persico e i suoi cieli blindati.

Dietro i numeri e le riprogrammazioni delle rotte, però, si cela il dramma silenzioso di centinaia di famiglie. Alle Maldive, cosí come in Thailandia e in altre nazioni del Sud-est asiatico, il blocco dei voli ha creato un tappo difficile da smaltire. Le stime parlano di diverse migliaia di connazionali in attesa di un imbarco, e se per qualcuno la soluzione si intravede all’orizzonte, per altri l’incertezza rimane totale. Il caso di due ragazzi di Alghero, Sara Scanu e Stefano Mojoli, è emblematico di quanto stia accadendo nelle Filippine: partiti per quella che doveva essere una vacanza, si sono ritrovati in trappola, con i voli di rientro inesistenti o esauriti e la sensazione, come hanno raccontato, di non essere ascoltati da nessuno. La Farnesina, attraverso la sua unità di crisi, ha attivato le procedure per organizzare charter straordinari, ma si tratta di operazioni complesse che richiedono tempi tecnici e autorizzazioni non sempre immediate.

L’incubo dei turisti e la riorganizzazione dei vettori

La situazione, va detto, è in continua evoluzione e interessa un bacino di utenza vastissimo. I dati diffusi dal ministero degli Esteri parlano chiaro: sono quasi novemila i turisti italiani ancora presenti nei soli paesi del Golfo – con Emirati Arabi e Qatar in testa – ai quali vanno aggiunti quelli bloccati in località come le Maldive, dove la dipendenza dagli scali mediorientali per i collegamenti a lungo raggio è totale. Per molti di loro, il rientro si trasforma in un rebus logistico fatto di attese interminabili in aeroporto, notti passate su una sedia e la difficoltà oggettiva di reperire informazioni certe. Giuseppe Piras, un turista napoletano bloccato allo scalo di Malé, ha raccontato ai cronisti presenti sul posto lo stato di prostrazione in cui versano i connazionali in attesa, alcuni dei quali, come nel suo caso, iniziano anche a fare i conti con la scarsità di farmaci salvavita nelle proprie disponibilità. I racconti che filtrano dai social e dalle agenzie di stampa dipingono un quadro di sconforto generale, acuito dalla consapevolezza che nessuno, al di là delle agenzie di viaggio che per alcuni stanno trovando soluzioni tampone come il rientro nei resort dell’atollo, è in grado di fornire una data certa di partenza.

Una crisi che si allarga, dall’oceano Indiano all’Europa

L’ondata di cancellazioni, iniziata subito dopo l’escalation militare in Medio Oriente, ha assunto proporzioni gigantesche, con oltre dodicimila voli cancellati in pochi giorni e le principali compagnie internazionali costrette a rivedere i loro piani di volo. Le big europee come Lufthansa, Air France e British Airways hanno sospeso i collegamenti verso Tel Aviv, Beirut, Dubai e Doha, di fatto interrompendo la spina dorsale del traffico aereo tra Oriente e Occidente. Per chi si trovava in vacanza in località piú periferiche rispetto al conflitto, come appunto le Maldive o alcune zone della Thailandia, il problema si è manifestato in un secondo momento, quando ci si è accorti che gli aerei per rientrare non partivano piú o che le coincidenze negli scali del Golfo erano state azzerate. BeOnd, con la sua iniziativa, cerca di tamponare l’emergenza offrendo una via di fuga diretta, seppur con capacità limitate, e per farlo ha dovuto letteralmente riscrivere le proprie rotte, spostando il proprio hub di scalo dall’Arabia Saudita al Turkmenistan, un paese che si affaccia sul mar Caspio, garantendo cosí l’operatività dei voli in partenza dall’Italia e dalla Svizzera. Un tentativo, il suo, di sopperire almeno in parte all’assenza di collegamenti, mentre decine di migliaia di viaggiatori restano in balia degli eventi, in attesa che i cieli del Medio Oriente tornino a essere percorribili.

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