Il «servizio dopopartita» per i calciatori: escort 18enni e gas esilarante nelle notti milanesi
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Redazione Interno
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L’indagine della Procura di Milano, che ha portato ai domiciliari quattro persone, ha smantellato un sistema articolato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, ruotante attorno a feste esclusive riservate a una clientela facoltosa. Al centro del dispositivo, stando agli atti acquisiti dai finanzieri del Comando provinciale, c’è una società costituita per l’organizzazione di eventi di lusso; una copertura che nascondeva, invece, un’attività ben più lucrativa e illecita, finalizzata a procurare giovani donne – alcune delle quali appena diciottenni – a uomini ricchi, con un’attenzione particolare riservata ai calciatori di serie A. Si vocifera, negli ambienti investigativi, di nomi legati a squadre di primo piano del campionato, anche se al momento non risultano indagati atleti specifici.
Il pacchetto «all inclusive» del dopo gara: locali a cinque stelle e alberghi di lusso
Il meccanismo, descritto dagli inquirenti come un vero e proprio «servizio dopopartita», funzionava su misura per i giocatori, sia quelli milanesi – di Milan e Inter – sia quelli in trasferta a San Siro per i match. Il pacchetto, il cui costo si aggirava sulle migliaia di euro a serata, prevedeva una sequenza collaudata: una serata in uno dei locali più esclusivi della movida meneghina, spesso due discoteche in particolare, quindi una giovane escort di lusso e il pernottamento in un albergo di alto profilo. Gli investigatori hanno accertato che i clienti, una settantina circa tra calciatori, imprenditori e sportivi di altre discipline, potevano contare su un’offerta che nulla lasciava al caso, gestita con una regia precisa.
La «droga del palloncino»: quella sostanza che non lascia tracce e sfugge ai controlli antidoping
Un elemento centrale, emerso dalle intercettazioni e dalle testimonianze raccolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria – coordinato dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini – è l’uso sistematico del gas esilarante, noto come «droga del palloncino». Si tratta di una sostanza chimica in grado di produrre euforia e disinibizione per poi dissolversi rapidamente dall’organismo, senza lasciare tracce rilevabili; caratteristica, quest’ultima, che la rende particolarmente insidiosa per gli atleti, dal momento che non è classificata come sostanza dopante e quindi non viene intercettata nei controlli antidoping. Durante le serate, come si legge nel comunicato della Procura, a quanto risulta agli atti veniva offerta anche una «sniffata» di questo gas, amplificando gli effetti della trasgressione post-partita.
Prove schiaccianti e un giro di riciclaggio: i quattro arresti domiciliari
Le indagini, che hanno prodotto un «numero considerevole di elementi di prova» secondo la terminologia usata dai magistrati, non si sono limitate al favoreggiamento e allo sfruttamento. Il gruppo – composto dai quattro arrestati, ma con la partecipazione attiva di altre figure quali le stesse escort e alcune addette alle pubbliche relazioni – avrebbe messo in piedi anche un meccanismo di autoriciclaggio dei proventi illeciti. I finanzieri hanno eseguito le misure cautelari su richiesta della Procura, ricostruendo un giro d’affari alimentato da serate costosissime, dove il confine tra l’organizzazione di eventi e il sistema di prostituzione coatto o comunque sfruttato appariva ormai del tutto cancellato. Dei nomi dei calciatori coinvolti, per ora, non c’è traccia formale negli atti; si parla solo di «clienti accertati» facoltosi, molti dei quali legati al mondo del pallone.




