La Sartiglia dei Falegnami chiude con dieci stelle, due d’oro, e l’amaro in bocca per l’incidente in via Duomo.

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Calato il sipario sulla Sartiglia 2026, e l’edizione dei Falegnami, andata in scena oggi, si consegna agli annali con un bottino che qualcuno potrebbe giudicare sottotono rispetto alle attese, se non altro per il numero complessivo di discese, ottantasei per la precisione, che hanno scandito la giornata. A guidare la corsa, in sella a Dipinto e avvolto in un’elegante bardatura che riprendeva i colori sociali del Gremio di San Giuseppe, il rosa e il celeste, c’era su Componidori Graziano Pala, uomo di esperienza e maestria, al quale però non è riuscito il colpo di centro personalmente. È stato Daniele Mattu, capocorsa della domenica dei Contadini, ad accendere immediatamente l’entusiasmo del pubblico assiepato lungo via Duomo, infilzando la prima stella con una discesa pulita e spettacolare, quasi a dettare il ritmo di quello che sarebbe stato il pomeriggio. Dopo di lui, e con il vento che talvolta faceva ondeggiare il prezioso bersaglio legato al nastro verde, si sono susseguiti i centri di Sergio Ledda, Pietro Putzulu, Antonella Rosa e Federico Misura, ai quali si sono aggiunti poi Paolo Pippia e Alberto Musu, quest’ultimo legato a una vera e propria dinastia della giostra oristanese, essendo figlio dell’ex Componidori Davide Musu e nipote del noto Antonio Fiori detto “Melanzana”. L’ottava stella, quella di Giampaolo Mugheddu, ha raddoppiato la gioia trasformandosi in oro, visto che il cavaliere aveva già centrato il bersaglio nella domenica dei Contadini, stessa sorte toccata poi a Michael Casula, autore del secondo e ultimo centro d’oro della giornata dopo quello di Alessandro Scanu. La corsa alla stella, quindi, si è fermata a quota dieci, ma a offuscare in parte la festa e la destrezza dei cavalieri è stato un incidente che ha gelato per qualche minuto il clima di festa, richiedendo l’intervento immediato dei soccorsi.

Paura in via Duomo per la caduta di un cavaliere, immediati i soccorsi per lui e l’animale

Attimi di apprensione, nel pomeriggio, hanno percorso la folla quando un cavaliere, Andrea Cinus, al termine della propria discesa è scivolato rovinosamente insieme al suo cavallo, finendo al suolo. Sul posto, come da protocollo, si è attivata senza indugio la macchina dei soccorsi, con i veterinari che hanno immediatamente prestato le prime cure all’animale ferito, la cui esatta natura delle lesioni non è stata resa nota immediatamente, e con il personale del 118 che ha provveduto a trasportare il cavaliere in codice rosso, per precauzione, al pronto soccorso dell’ospedale San Martino di Oristano, dove è stato trattenuto per tutti gli accertamenti del caso. Un episodio, questo, che ha gettato un velo di preoccupazione sulla manifestazione, dimostrando ancora una volta quanto l’equilibrio tra spettacolo e safety sia sempre messo a dura prova in una giostra che si svolge ad alte velocità su un selciato urbano. La corsa, dopo una breve pausa necessaria per la messa in sicurezza del percorso e per prestare assistenza, è poi ripresa regolarmente fino alla conclusione, quando il presidente del Gremio, Carlo Pisanu, ha consegnato a Graziano Pala sa pippia de maju, il mazzo di fiori con cui su Componidori ha benedetto la folla nella tradizionale e suggestiva remada, l’ultimo gesto prima che la storia della Sartiglia 2026 venisse definitivamente archiviata.

La morte di una cavalla riaccende le polemiche degli animalisti sul fronte del benessere equino

Se l’incidente di Andrea Cinus ha preoccupato per la salute del cavaliere, un altro fronte, ben più caldo e destinato a lasciare il segno nel dibattito pubblico, è quello relativo alla morte di un cavallo, avvenuta però nella giornata di domenica, prima ancora dell’inizio della corsa dei Contadini. Un evento, quello del decesso dell’equino, che ha immediatamente riacceso i riflettori, puntati come un fascio di luce abbagliante, sulle condizioni in cui gli animali vengono impiegati in manifestazioni folkloristiche di questa portata. L’associazione LNDC Animal Protection, attraverso una nota, ha espresso un “profondo rammarico” per quanto accaduto, parlando senza mezzi termini di una “tragedia” che, al di là delle singole e specifiche dinamiche che le autorità competenti dovranno chiarire, riporta al centro dell’attenzione il tema dei rischi, ma anche delle sofferenze di natura fisica e, soprattutto, psicologica, a cui vengono sottoposti i cavalli. Il concetto, ribadito con forza dagli animalisti, è che le tradizioni, per quanto radicate e sentite, non possano e non debbano continuare a rappresentare una giustificazione per pratiche che, di fatto, espongono gli animali a pericoli concreti per la loro salute e il loro benessere psico-fisico. Una posizione, questa, che si inserisce in un dibattito annoso e complesso, destinato a riproporsi a ogni edizione, tra la difesa del patrimonio culturale e identitario e la necessità, avvertita da una parte dell’opinione pubblica, di una maggiore tutela degli animali coinvolti.

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