La ruota esplosa e il pulmino maltenuto: perché sono morti i tre braccianti di Adrano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’esplosione di uno pneumatico sul lato sinistro di un pulmino, mezzo di proprietà di un’azienda agricola, è stata la causa scatenante del tragico incidente stradale avvenuto il 17 marzo sulla statale 194, nel territorio di Cannellazza, a Carlentini, in provincia di Siracusa. Il van, che trasportava braccianti agricoli di ritorno dalla raccolta delle arance, ha invaso la corsia opposta scontrandosi frontalmente con un furgone. L’impatto, violento e senza scampo, ha provocato la morte di tre persone: Salvatore Lanza, 60 anni, Salvatore Pellegriti, 61 anni, e Rosario Lucchese, 18 anni, alla sua prima settimana di lavoro. Oltre alle vittime, sette persone sono rimaste ferite, di cui quattro in condizioni gravi.
Il pulmino, secondo alcune ricostruzioni, non sarebbe stato in buone condizioni di manutenzione, un dettaglio che solleva interrogativi sulle responsabilità dell’azienda proprietaria del mezzo. Lo scoppio dello pneumatico, infatti, potrebbe essere riconducibile a una mancata verifica periodica del veicolo, pratica essenziale per garantire la sicurezza di chi lo utilizza, soprattutto quando si tratta di lavoratori costretti a spostamenti quotidiani su strade spesso dissestate.
Adrano, il comune etneo da cui provenivano i tre braccianti, è in lutto. Le famiglie degli operai, come gran parte della popolazione locale, sono legate al settore agricolo, che rappresenta una delle principali fonti di sostentamento. Qui, una famiglia su tre conta almeno un bracciante tra i suoi membri, e i legami di parentela o di conoscenza sono strettissimi. I funerali, celebrati dall’arcivescovo Luigi Renna nella Chiesa Madre, hanno visto una grande partecipazione di cittadini, commossi e indignati per una tragedia che poteva essere evitata.
La vicenda ha riacceso il dibattito sulle condizioni di sicurezza dei mezzi utilizzati per il trasporto dei lavoratori, spesso precari e sottoposti a turni estenuanti. I braccianti, partiti alle prime luci dell’alba per raggiungere i campi, erano in viaggio di ritorno quando l’incidente ha spezzato le loro vite. Rosario Lucchese, il più giovane delle vittime, aveva appena iniziato a lavorare, rappresentando simbolicamente una generazione costretta a confrontarsi con un mercato del lavoro sempre più duro e rischioso.




