Tregua a Gaza, fermato manifestante di estrema destra davanti alla prigione di Ofer
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Redazione Esteri
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Le forze di sicurezza israeliane hanno fermato un manifestante di estrema destra fuori dalla prigione di Ofer, situata tra Ramallah e Beitunia, nella Cisgiordania occupata. Questo luogo è stato teatro della liberazione di 90 detenuti palestinesi, rilasciati in cambio di tre ostaggi israeliani nel primo giorno di tregua fra Israele e Hamas. Il fermo è avvenuto mentre i mezzi della Croce Rossa Internazionale (CICR) arrivavano alla prigione militare per occuparsi dell'identificazione e del successivo rilascio dei prigionieri: 62 donne e 28 uomini, fra cui 8 minori.
Amnesty International ha commentato la situazione, sottolineando la necessità di liberare i palestinesi detenuti ingiustamente. Riccardo Noury, portavoce dell'organizzazione, ha dichiarato che dovrebbero essere liberati prima di tutto quei palestinesi che non avrebbero mai dovuto essere incarcerati: i minori, quelli tenuti senza prove, senza capi d'accusa né processo, ossia in regime di detenzione amministrativa, e quelli arrestati per effetto della legge "sui combattenti illegali", dei quali non sia stato verificato il sospetto di colpevolezza e quindi non sono andati a processo.
A Ramallah, la liberazione dei prigionieri ha suscitato reazioni contrastanti: da un lato, la rabbia per le condizioni di detenzione e, dall'altro, la festa per il ritorno dei propri cari. La liberazione degli altri prigionieri, 95 donne e ragazzini detenuti nelle carceri israeliane da mesi, a volte da anni, è stata accolta come una seconda buona notizia della giornata. Tra i detenuti rilasciati, spicca la figura di Khalida Jarrar, 62 anni, attivista e politica storica del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), organizzazione considerata terroristica da Israele. Jarrar, deputata, è stata arrestata e rilasciata più volte nel corso della sua lunga vita, segnata dalla violenza dello scontro con Israele.
La tregua fra Israele e Hamas ha portato a un temporaneo cessate il fuoco, permettendo il rilascio dei prigionieri e la speranza di un futuro più stabile per la regione.




