Mosca frena sul trilaterale e critica le modifiche al piano Usa, Parigi punta a un vertice Putin-Macron
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Redazione Esteri
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Da Mosca arriva uno scetticismo netto che sembra raffreddare, almeno nell’immediato, le prospettive di una diplomazia a tre. Il consigliere presidenziale Yuri Ushakov ha infatti dichiarato che un possibile incontro trilaterale tra rappresentanti di Stati Uniti, Russia e Ucraina non è attualmente in fase di organizzazione, gettando un’ombra di incertezza su uno dei pochi canali dialogici rimasti formalmente aperti. Ushakov, le cui parole risuonano come un monito, ha poi espresso forti perplessità riguardo alle modifiche che Unione Europea e Ucraina intenderebbero apportare al piano di pace statunitense, affermando che tali cambiamenti, secondo la visione del Cremlino, comprometterebbero in modo sostanziale le possibilità di giungere a un accordo. Una posizione che, nonostante la durezza, non esaurisce del tutto gli spiragli, come dimostra l’apertura successiva del portavoce Peskov verso un dialogo bilaterale con la Francia.
L’apertura di Parigi e il riferimento agli accordi del passato
Proprio dalla capitale francese, del resto, giunge una risposta che cerca di aggirare l’impasse. L’Eliseo, sottolineando come “con la prospettiva di un cessate il fuoco e di trattative di pace sia di nuovo utile parlare con Mosca”, ha annunciato di lavorare all’organizzazione di un incontro tra Emmanuel Macron e Vladimir Putin. Una mossa che, oltre a rilanciare il ruolo diplomatico di Parigi, recupera esplicitamente la memoria degli “accordi di Minsk”, siglati dopo il vertice di Parigi del 2019 e poi interrotti, come ricordato dallo stesso palazzo presidenziale, dall’invasione su larga scala dell’Ucraina. Il Cremlino, da parte sua, ha confermato la disponibilità del presidente russo al dialogo con il suo omologo francese.
La posizione italiana e il nodo degli asset russi congelati
Nel quadro complesso degli aiuti a Kiev, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha precisato, in un’intervista, che nel prossimo decreto sull’Ucraina “ci saranno soprattutto aiuti civili, certo. Ma anche armi”. Tajani ha poi affrontato il delicatissimo tema degli asset russi congelati, esprimendo i dubbi del governo italiano sulla base giuridica del loro utilizzo diretto e ricordando il parere contrario della Banca Centrale Europea. “Vogliamo solo evitare il rischio di una condanna da parte della Corte di Giustizia”, ha affermato, descrivendo un’eventuale sentenza negativa come “uno schiaffone dalla Russia ai difensori dello Stato di diritto”. Su questo fronte, secondo una ricostruzione del Financial Times, al recente vertice Ue sarebbe emersa una frattura tra Berlino e Parigi, con il cancelliere tedesco Friedrich Merz lasciato solo da Emmanuel Macron nella sua spinta finale per utilizzare i beni sovrani russi.
Le dinamiche europee e lo scenario politico internazionale
La questione degli asset, che divide le capitali europee e sulle cui implicazioni legali pesa lo scetticismo di diversi governi, rimane dunque uno degli ostacoli più concreti alla definizione di un sostegno finanziario di lunga durata per Kiev. La posizione italiana, in questa partita, appare cauta e incentrata sulla necessità di un percorso ineccepibile dal punto di vista giuridico, temendo ripercussioni che potrebbero minare la credibilità stessa dell’Unione. Mentre gli Stati Uniti, con il presidente Donald Trump nuovamente alla guida della Casa Bianca, osservano da lontano queste dinamiche, il quadro diplomatico sembra polarizzarsi tra il fronte del dialogo bilaterale, tentato da Parigi, e la freddezza di Mosca verso formati negoziali più allargati, il cui destino resta appeso alle condizioni poste da ciascuna delle parti in causa.




