NoiPA, arriva il self-service per rinunciare alla detassazione sui compensi accessori
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Redazione Economia
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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, attraverso una nota del Dipartimento dell’Amministrazione Generale, del Personale e dei Servizi, ha messo a punto una nuova funzionalità sulla piattaforma NoiPA. Il provvedimento, siglato con il numero 019 del 20 febbraio 2026, riguarda la possibilità, per i dipendenti pubblici che lo ritengano opportuno, di rinunciare all’agevolazione fiscale prevista dalla legge di bilancio di quest’anno sulle competenze accessorie. La scelta, tutta in capo al lavoratore, si concretizza tramite l’attivazione, nell’area riservata del portale stipendiale, del self-service denominato “Rinuncia detassazione accessorie”, uno strumento digitale pensato per gestire in autonomia questa particolare opzione.
Il beneficio in questione, introdotto per il solo anno 2026, consiste in un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali regionali e comunali nella misura del 15%. Questa aliquota ridotta, come spiega la circolare, va ad applicarsi ai compensi accessori – e in questo computo rientrano anche le indennità fisse e continuative – corrisposti al personale non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni, naturalmente nel rispetto di un limite massimo di 800 euro e a patto che il reddito da lavoro dipendente percepito dal richiedente nel 2025 non abbia superato i 50mila euro.
Il legislatore, nel delineare i contorni di questa misura, ha però voluto lasciare al dipendente la facoltà di non avvalersene, una clausola di salvezza che, all’atto pratico, può rivelarsi determinante per chi, magari a causa di una situazione reddituale personale più complessa o per proprie valutazioni in vista del conguaglio fiscale di fine anno, potrebbe trovarsi a non trarre alcun vantaggio dalla tassazione agevolata. Per venire incontro a queste specifiche esigenze, il Dipartimento dei Sistemi Informativi e dell’Innovazione ha quindi implementato la nuova procedura telematica. Accedendo al proprio profilo, l’amministrato può ora selezionare la voce dedicata alla gestione dei benefici fiscali e, laddove lo desideri, optare per la rinuncia all’aliquota del 15%, impedendo così che questa venga applicata in automatico dall’amministrazione.
Parallelamente a questi movimenti nel settore pubblico, prendono forma anche gli effetti della manovra per i lavoratori del privato, sebbene con meccanismi differenti. L’Agenzia delle Entrate, con una recente circolare, ha infatti fornito i chiarimenti operativi per l’applicazione della cosiddetta flat tax sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali del triennio 2024. Per i redditi fino a 33mila euro, la quota di incremento in busta paga sarà soggetta a un’imposta sostitutiva del 5%, mentre per chi ha redditi fino a 40mila euro scatta un’agevolazione del 15% su indennità per lavoro notturno, festivo o a turni, nel limite massimo di 1.500 euro.
Se per il pubblico impiego la novità più rilevante è questa facoltà di rinuncia esercitabile online, per i dipendenti di aziende e imprese private l’attenzione è tutta concentrata sugli importi netti che, da aprile, potrebbero vedere un incremento, seppur contenuto. Le stime parlano di una platea di potenziali beneficiari che, a livello nazionale, oscilla tra i 4 e i 6 milioni di unità, con effetti che, logicamente, variano a seconda del contratto applicato e del momento in cui le diverse tranche di aumento sono state o saranno erogate. Laddove il sostituto d’imposta non dovesse applicare le nuove aliquote, il lavoratore potrà comunque recuperare le somme in sede di dichiarazione dei redditi.
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